C’è anche un po’ di Italia nella notte degli Oscar, a Los Angeles, grazie a Valentina Merli, co-prodruttrice del corto live action “Two people exchanging saliva“.
Dopo il flop di “Familia“, l’Italia si consola con Merli in una notte degli Oscar che ha sancito il trionfo assoluto di Paul Thomas Anderson.
Il regista di “Magnolia” ha dominato la cerimonia al Dolby Theatre con “Una battaglia dopo l’altra“, incoronato miglior film.
La pellicola, una commedia drammatica ispirata al romanzo “Vineland” di Thomas Pynchon, ha raccolto sei statuette, regalando ad Anderson il primo Oscar alla regia dopo undici nomination. Tra i premi vinti figurano anche il montaggio, la sceneggiatura non originale e, per la prima volta nella storia dell’Academy, il riconoscimento per il miglior casting.
Sean Penn è stato nominato miglior attore non protagonista, sebbene fosse assente alla serata perché impegnato, si dice, in Ucraina.
Il verdetto è giunto al termine di un serrato duello con “Sinners – I peccatori” di Ryan Coogler.
Nonostante le 16 candidature iniziali, la saga sui vampiri e il razzismo ha ottenuto quattro premi: colonna sonora, sceneggiatura originale, miglior attore protagonista per Michael B. Jordan – che ha superato il favorito Timothée Chalamet – e fotografia. In quest’ultima categoria, “Autumn Durald Arkapaw” ha segnato un primato storico come prima donna di colore a vincere la statuetta.
Nelle categorie femminili, Jessie Buckley è stata premiata come miglior attrice protagonista per “Hamnet“, mentre Amy Madigan ha vinto tra le non protagoniste per l’horror “Warriors“.
Il premio per il miglior film internazionale è andato al norvegese “Sentimental value” di Joachim Trier.
La serata, condotta da Conan O’Brien, ha visto la politica restare ai margini del palco, eccezion fatta per lo slogan “Free Palestine” lanciato da Javier Bardem e le dure dichiarazioni del team di “Mr. Nobody against Putin“. Il regista David Borenstein, vincitore nella categoria documentari, ha lanciato un monito nel backstage confrontando la situazione russa con quella statunitense, affermando che l’attuale amministrazione americana si starebbe muovendo «molto più rapidamente di quanto abbia fatto Putin nei suoi primi anni».









