Non è più un oggetto estraneo o riservato ai più giovani: lo smartphone è entrato stabilmente nella vita degli anziani italiani, diventando uno strumento quotidiano di comunicazione, organizzazione e compagnia. A esaminare questo cambiamento è l’indagine «Nonni Digitali», realizzata dall’«Associazione nazionale dipendenze tecnologiche» in collaborazione con l’«Associazione anziani e pensionati» (ANAP) Confartigianato. I numeri raccontano una generazione sempre più connessa: l’82,7 per cento utilizza lo smartphone ogni giorno e il 40,6 per cento lo fa per molte ore. Il telefono intelligente non serve solo a fare chiamate. Per molti nonni è una finestra costante sul mondo che permette di scambiarsi messaggi con figli e nipoti, seguire l’attualità, organizzare appuntamenti e impegni.
Il 44,7 per cento lo utilizza come vera e propria agenda digitale, mentre WhatsApp è ormai uno strumento di uso comune per il 77,2 per cento degli intervistati. Un cambiamento che segna il superamento dello stereotipo dell’anziano distante dalla tecnologia. C’è, tuttavia, anche una dimensione emotiva che emerge con forza dallo studio.
Per una parte significativa degli anziani, lo smartphone rappresenta un argine alla solitudine: il 21,7 per cento ritiene che il telefono faccia sentire meno soli spesso o sempre. Una percentuale che cresce ulteriormente tra chi vive da solo, confermando come il digitale possa svolgere una funzione di supporto psicologico, soprattutto nelle fasce più fragili della popolazione. Accanto ai benefici, tuttavia, si fanno strada anche alcune ombre.
L’iperconnessione porta con sé nuove forme di pressione e disagio. Il 38,8 per cento degli anziani afferma di sentirsi obbligato a rispondere immediatamente a messaggi e chiamate, mentre il 34 per cento prova fastidio o ansia se dimentica lo smartphone a casa. Segnali di una reperibilità continua che, se non gestita, rischia di trasformarsi in fonte di stress anche in età avanzata. Un altro fronte critico è quello della sicurezza online. Il 31,7 per cento degli intervistati dichiara di imbattersi frequentemente in fake news o tentativi di truffa, un dato che evidenzia la vulnerabilità di una parte degli utenti più anziani. Eppure, quasi la metà ritiene di saper gestire adeguatamente la propria privacy, segno di una consapevolezza percepita che non sempre coincide con una reale protezione dai rischi della rete.
Il quadro che emerge è quello di una generazione in transizione, che ha fatto proprio lo smartphone senza rinunciare ai valori della relazione diretta. Senza dimenticare, però, che, secondo gli esperti, il digitale può essere un ponte tra le generazioni, ma non deve mai diventare un sostituto della vita vissuta.