È il giorno dell’addio al piccolo Domenico Caliendo. Il bimbo è morto a 2 anni e mezzo dopo il trapianto di cuore danneggiato, all’ospedale Monaldi di Napoli. Tutta la città di Nola, dove viveva Domenico, è oggi in lutto. I negozi sono chiusi e centinaia di persone sono scese in piazza per l’ultimo saluto a Domenico in camera ardente. Alle 15 si svolgono i funerali, nel Duomo le celebrazioni del vescovo Francesco Martino con la presenza dell’arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia.
Sul caso della morte, avvenuta lo scorso 21 febbraio, si continua ad indagare e dopo l’autopsia, durata tre ore con 25 tra periti e consulenti, non sarebbero emerse lesioni al cuore nella fase dell’espianto. Ora serviranno circa quattro mesi per una relazione dettagliata. Al momento la Procura di Napoli ipotizza l’omicidio colposo per sette tra medici e paramedici.
«Ho fatto bene il mio lavoro». Si difende il cardiochirurgo Guido Oppido. Stando agli atti il bimbo sarebbe rimato senza cuore per almeno 45 minuti prima dell’arrivo dell’organo, danneggiato nel trasporto. Già dal 30 dicembre – a pochi giorni del trapianto, il 23 dicembre – la direzione dell’azienda ospedaliera sostiene di aver avviato indagini interne e di aver collaborato con la magistratura. Orazio Schillaci, ministro della Salute, invita ad una maggiore collaborazione tra medici e infermieri.










