Si chiude definitivamente una delle pagine più buie e dolorose della storia europea recente. Ratko Mladic, ex comandante dell’Esercito della Repubblica Srpska e figura simbolo del conflitto in Bosnia Erzegovina, è morto oggi all’età di 84 anni nel centro di detenzione delle Nazioni Unite all’Aia. La notizia, inizialmente diffusa dai media balcanici, ha trovato conferma ufficiale tramite la televisione pubblica serba Rts.
Mladic soffriva da tempo di gravi patologie cardiovascolari e neurologiche ed era sottoposto a cure palliative. Soltanto pochi giorni fa, il 22 agosto, la presidente del Meccanismo residuale per i tribunali penali, Graciela Gatti Santana, aveva respinto un’ulteriore istanza di scarcerazione anticipata presentata dalla difesa per motivi umanitari, stabilendo che il detenuto ricevesse nei Paesi Bassi un’assistenza medica adeguata e che l’imminenza del decesso non giustificasse una misura eccezionale.
Militare spietato, condannato all’ergastolo in via definitiva nel giugno 2021, Mladic resta legato alle atrocità che hanno sconvolto i Balcani tra il 1992 e il 1995. Tra i capi d’imputazione per cui è stato riconosciuto colpevole figurano il genocidio di oltre 8 mila uomini e ragazzi bosgnacchi a Srebrenica nel luglio 1995, la tragica campagna di terrore durante l’assedio di Sarajevo e il sequestro del personale di pace dell’ONU.
