Il quotidiano Hamshari, di proprietà del comune di Teheran, ha pubblicato in prima pagina una “lista nera” con le foto dei presunti responsabili della morte dell’ayatollah Ali Khamenei. Tra le immagini spicca quella della premier italiana Giorgia Meloni, ritratta in una tuta arancione da carcerata, accanto al presidente statunitense Donald Trump e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, entrambi raffigurati con un bersaglio sulla fronte. La provocazione coincide con la diffusione di un messaggio del figlio di Khamenei, Mojtaba, che promette «vendetta» contro gli assassini del padre.
La reazione di Washington non si è fatta attendere. Su Truth, Trump è tornato a commentare i rapporti dell’intelligence israeliana su un piano iraniano per eliminarlo, lanciando un severo avvertimento: «Mille missili sono pronti a colpire l’Iran qualora dovessero uccidere o cercare di uccidermi».
Parallelamente allo scontro verbale, si muove la geopolitica dell’energia. Secondo Middle East Eye, gli Stati Uniti stanno collaborando con Iraq e Siria al progetto di un gasdotto strategico per aggirare lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale controllato da Teheran. L’accordo per rimodernare l’oleodotto Kirkuk-Baniyas, lungo 800 chilometri e chiuso da decenni, dovrebbe essere annunciato la prossima settimana alla Casa Bianca. Il piano richiederà dai due ai tre anni per la totale sostituzione delle infrastrutture, già affidata ad aziende statunitensi.
