Il tono è volutamente rassicurante ma, seppur il presidente della Fifa Gianni Infantino continui a promettere «una Coppa del Mondo fantastica, fenomenale e senza precedenti» sui Mondiali non si diradano incognite e anzi aumentano le preoccupazioni per la guerra, oltre che per i visti di ingresso di squadre e delegazioni a Usa-Messico-Canada 2026.
La situazione, già complessa per le restrizioni sulla politica migratoria dell’amministrazione Trump negli Usa, è stata resa ancora più difficile dallo scoppio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Tutti si domandano se, al netto degli impedimenti legati al conflitto, gli iraniani potranno giocare negli States e in che modo. Intanto, l’Iraq ha già fatto sapere che sarà molto difficile volare a fine mese in Messico per il suo spareggio.
L’intervista
Infantino, in una lunga intervista al quotidiano spagnolo As, definisce la prossima Coppa del mondo «una festa», sottolineando che «in quattro settimane abbiamo ricevuto oltre 500 milioni di richieste di biglietti». Il presidente Fifa non parla invece di Trump, al quale ha assegnato un inusuale quanto contestato «Premio Fifa per la Pace», e dei rischi dell’attuale guerra in Medio Oriente sul Mondiale.
D’altronde, non senza polemiche, il presidente Usa lo aveva anche invitato a Sharm El Sheik per la Conferenza per la Pace a Gaza. «Tutti gli stadi saranno pieni – la convinzione del numero 1 della Fifa – sarà una festa totale. Quando si diceva che il calcio non fosse molto apprezzato negli Stati Uniti, le cose sono cambiate. Sarà un enorme successo. Sarà la prima Coppa del Mondo con 48 squadre, 104 partite, 16 città, tre nazioni. È più di un torneo, più di una competizione sportiva: è un evento sociale che il mondo si fermerà ad ammirare».
Il passato
Nella lunga chiacchierata con As, nella quale Infantino parla anche dei suoi beniamini del passato (citando Paolo Rossi, Beccalossi e Altobelli prima di Maradona e Ronaldo) e della lotta al razzismo, non c’è alcun accenno al «travel ban» al quale sono sottoposti molti atleti e componenti delle delegazioni. Nella lista nera Usa figurano quattro nazioni qualificate alla Coppa del Mondo: Haiti, Costa d’Avorio, Senegal e Iran. Più volte la Fifa, in questi mesi, ha lasciato intendere che per i Mondiali non ci sarà alcun problema e che sui visti si sarebbe trovata una soluzione.
Il riferimento è al «Major Sports Exception» che consentirebbe ai calciatori di entrare negli Usa, ma l’amministrazione Trump non ha lasciato intendere in che termini intenderebbe applicarla. La presenza della nazionale iraniana, attesa da tre partite negli Usa, è in forte dubbio, e non solo per la questione visti che al sorteggio di dicembre aveva creato il rischio di un boicottaggio delle delegazione di Teheran.










