Una donna di 37 anni, Renee Nicole Good, è stata uccisa da un agente federale a Minneapolis, in Minnesota.
L’episodio è avvenuto in un quartiere residenziale a sud del centro, a breve distanza dal luogo in cui nel 2020 fu ucciso George Floyd. Sulla salma di Renee Nicole Good è stata disposta l’autopsia per chiarire la dinamica della sparatoria, che ha innescato uno scontro istituzionale tra il sindaco della città e il governo federale.
Secondo la ricostruzione di Tricia McLaughlin, portavoce del dipartimento della Sicurezza interna, l’agente dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) avrebbe sparato colpi difensivi poiché la donna avrebbe tentato di investire gli operatori durante un raid.
Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha smentito categoricamente questa versione dei fatti. Dopo aver visionato i filmati dell’accaduto, il primo cittadino ha dichiarato: «Si tratta di un agente che ha abusato del suo potere in modo sconsiderato, causando la morte di una persona. Ho un messaggio per l’Ice: andatevene da Minneapolis». Di parere opposto Donald Trump, che tramite un post su Truth ha difeso l’operato del federale parlando di «legittima difesa» contro un’azione definita di «cattiveria intenzionale».
La segretaria Kristi Noem ha rincarato la dose, definendo l’atto della donna un «tentativo di terrorismo interno» e precisando che l’agente coinvolto era già stato vittima di un’aggressione simile a giugno.
Sul luogo della sparatoria, dove erano presenti alti funzionari come Gregory Bovino, si è radunata una folla di manifestanti che ha intonato cori contro l’Ice. Anche il sindaco di New York, Zohran Mamdani, è intervenuto esprimendo solidarietà alla comunità del Minnesota e condannando la «crudeltà» delle operazioni federali. Mentre le autorità continuano a indagare, una veglia spontanea di cittadini presidia il punto in cui la donna ha perso la vita, chiedendo che vengano presentate accuse formali contro l’agente.










