«L’abolizione del bollo auto non vale solo per il 2027: come il Governo ha già ampiamente garantito e ribadito, la misura è pensata per essere strutturale, quindi definitiva, facciamo chiarezza»: con queste parole diffuse attraverso i propri canali social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata sull’esenzione dal bollo auto, rilanciando l’estratto di un’intervista rilasciata alla trasmissione “10 minuti” su Rete 4. Nonostante le rassicurazioni dell’esecutivo, non si placa tuttavia la polemica politica sollevata dall’annuncio della nuova norma, con obiezioni che giungono da diversi governatori regionali mentre le associazioni dei consumatori tracciano le prime stime sui reali risparmi destinati alle famiglie italiane.
Secondo i calcoli elaborati da Altroconsumo, il beneficio annuo stimato per gli automobilisti si attesterà in una forbice compresa tra 113,52 e 141,90 euro: per giungere a queste cifre la potenza espressa in kW dei singoli modelli è stata moltiplicata per la tariffa base di 2,58 euro al kW applicata alle vetture Euro 4, Euro 5 ed Euro 6 fino a 100 kW. Nel dettaglio, il risparmio ammonta a 113,52 euro per modelli quali Volkswagen Up, Skoda Citigo e Seat Mii, sale a 123,84 euro per Dacia Sandero, Renault Twingo e Renault Clio, raggiunge i 126,42 euro nel caso di Hyundai i10 e Kia Picanto, tocca i 131,58 euro per Fiat Panda e Fiat 500, per poi posizionarsi a 136,74 euro per la Toyota Aygo X e a 141,90 euro per Citroën C3 e Peugeot 208. L’organizzazione precisa come si tratti di proiezioni indicative e non di importi garantiti in maniera uniforme a tutta la platea, ricordando che la tassa automobilistica è gestita su base regionale con possibili aliquote differenziate e che la classe ambientale incide sui costi con tariffe superiori per i veicoli da Euro 0 ad Euro 3, suggerendo agli utenti di verificare la propria posizione tramite il servizio dell’Aci.
Di tenore differente sono le analisi diffuse dal presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona, secondo cui, prendendo per buoni i dati di stanziamento e la platea stimati dall’esecutivo, il beneficio medio si attesterebbe a poco meno di 163 euro a veicolo, un valore tuttavia azzerato dal peso dell’inflazione su base annua: «L’inflazione al 3,3% costa mediamente 882 euro a famiglia, ovvero 719 euro in più rispetto allo sgravio». L’associazione evidenzia inoltre come nel caso di nuclei familiari con due veicoli intestati a soggetti diversi il taglio arrivi a 325 euro, cifra che per una coppia con un figlio si scontra comunque con un maggior esborso complessivo legato al costo della vita pari a 795 euro, mentre per una famiglia con tre vetture e un beneficio di 488 euro l’aggravio finale rimane pari a 711 euro a fronte di aumenti generali stimati in 1.199 euro.
Sul versante delle istituzioni locali sono arrivate dure critiche da parte del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha definito la norma un decreto destinato a tarpare le ali alla sanità sollevando dubbi sulla sua tenuta giuridica: «Se voi andate a vedere l’aspetto della copertura del decreto per le mancate risorse alle Regioni, si afferma che ci sarà il Pnrr per gli investimenti: si sta dicendo che dall’Europa prendo qualcosa che doveva servire per gli investimenti per dare copertura a una parte totalmente diversa, ossia la parte corrente con cui si finanzia la sanità, ed è evidente e palese l’incostituzionalità».
