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Manovra: pronta la legge da 40 miliardi, ma Giorgetti deve limare le richieste dei partiti

Trattandosi dell’ultima manovra prima del voto, il centrodestra vuole giocarsi questa carta al meglio per rinnovare l’appoggio degli elettori

Manovra: pronta la legge da 40 miliardi, ma Giorgetti deve limare le richieste dei partiti

È ancora agosto, ma il numero di “aggiustamenti” in lista per la prossima legge di Bilancio ha già superato la doppia cifra. Pur in mancanza di un saldo definitivo e di coperture concrete, le richieste dei partiti delineano una manovra che si aggira tra i 30 e i 40 miliardi di euro. Trattandosi della quinta manovra dell’esecutivo e dell’ultima completa prima del voto del 2027, il centro destra vuole giocarsi questa carta al meglio per rinnovare l’appoggio dello zoccolo duro dei potenziali elettori. Ma alla cassa attende ancora una volta il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Sul fronte del fisco, Fratelli d’Italia e Forza Italia spingono per estendere l’aliquota Irpef del 33% dai 50 mila fino ai 60 mila euro di reddito, con un costo stimato di 1,2 miliardi. Gli azzurri chiedono inoltre la flat tax incrementale per le Partite Iva, la detassazione delle tredicesime e l’abolizione del bollo auto, una misura che da sola rinuncerebbe a circa 6,5 miliardi l’anno. Per quanto riguarda la spesa pubblica, il ministro della Salute Orazio Schillaci punta ad almeno 5 miliardi per il personale sanitario. Sommando i capitoli dedicati a lavoro, Zes, infrastrutture e spese indifferibili, il fabbisogno iniziale supera già i 17 miliardi. Sul capitolo pensioni, la Lega chiede di sterilizzare l’adeguamento alla speranza di vita previsto dal 2027, con un costo di 1,1 miliardi, e di aprire uscite anticipate a 64 anni con l’uso del Tfr.

Per finanziare i vari interventi, Matteo Salvini propone un contributo del 5% sugli utili delle principali banche italiane, ipotizzando un gettito di circa 1,5 miliardi l’anno, ma la misura trova l’opposizione di Forza Italia. Completano il quadro le valutazioni sugli sgravi per i rinnovi contrattuali e il congelamento del taglio ai bonus edilizi per la prima casa. A complicare il lavoro di Giorgetti restano un debito pubblico superiore ai 3.200 miliardi e i paletti della Commissione europea, che impediscono l’uso retroattivo dei 14,4 miliardi della flessibilità energetica. Il primo verdetto decisivo sui conti arriverà il 22 settembre con l’aggiornamento Istat sui dati del Pil e del deficit.