La situazione degli incentivi fiscali per la digitalizzazione e la sostenibilità aziendale è sempre più critica. Con il programma Transizione 5.0 bloccato, infatti, quasi 2 miliardi di euro di investimenti rischiano di non essere utilizzati, lasciando le aziende in attesa di un rifinanziamento che, al momento, non sembra in vista.
Il governo aveva incluso nella manovra economica un pacchetto di agevolazioni per le imprese, ma la decisione di destinare circa 1,3 miliardi di euro al programma Transizione 4.0, riducendo drasticamente le risorse per il 5.0, ha creato un blocco per i progetti tecnologici avviati nel 2025. Mentre il programma 4.0 prevede una detrazione massima del 20% sugli investimenti, il 5.0 garantiva sconti decisamente più alti, arrivando fino al 45%, per interventi su digitalizzazione, efficienza energetica e formazione del capitale umano.
Secondo la notizia riportata su La Stampa, il fondo inizialmente previsto dal PNRR per Transizione 5.0 era di 6 miliardi, ma è stato ridotto a soli 2,5 miliardi. Le risorse non sono state sufficienti a coprire le richieste delle imprese, portando così a un completo esaurimento dei fondi già a novembre 2025. A fronte delle proteste delle associazioni datoriali, il governo ha cercato di tamponare con un decreto che ha stanziato 250 milioni di euro, ma tale somma è insufficiente per coprire la totalità degli investimenti.
Le aziende, ora, rischiano di dover ripiegare sul programma Transizione 4.0, che non solo offre incentivi inferiori, ma comporta anche una maggiore burocrazia. La Confartigianato ha sollevato il problema, evidenziando che la mancanza di risposte chiare rischia di bloccare investimenti già pianificati. «Le imprese si aspettavano risposte coerenti con gli annunci. Così si rischia di fermare progetti strategici», ha sottolineato Marco Granelli, presidente di Confartigianato.
Una possibile via d’uscita potrebbe essere il ricorso all’iperammortamento, previsto per gli investimenti dal 2026 al 2028, ma questa soluzione è ancora incerta, in attesa dell’approvazione del decreto attuativo. Come evidenziato da Cna e Fapi, la questione è urgente: «Occorre un chiarimento normativo per garantire che le imprese che hanno già presentato domanda non vengano penalizzate», ha dichiarato il presidente della Cna.
Le incertezze legate agli incentivi e le difficoltà burocratiche rischiano di compromettere la competitività delle piccole e medie imprese italiane, con effetti devastanti sulla crescita e sull’innovazione. Il governo dovrà intervenire rapidamente per evitare che una fase cruciale di modernizzazione tecnologica venga ostacolata.









