Non mostra segnali di preoccupazione, Giovanni Malagò, in merito alla richiesta di archiviazione respinta nel pomeriggio di martedì dalla Procura generale dello sport per l’indagine sul suo mancato tesseramento alla Figc prima dell’elezione di giugno.
«Io sono molto, molto tranquillo, sono sereno. Credo che sarebbe sbagliato adesso raccontare tutta la storia, mi sembra che la conoscano tutti molto bene. Da qualche mese si tentano delle strade diverse da quello che sono le dinamiche di consenso elettorali: credo che ci sono precedenti fin troppo evidenti di quella che è la storia».
Un riferimento chiaro alle motivazioni con cui il procuratore della Figc, Giuseppe Chinè, aveva fatto richiesta di archiviazione – in base a un’interpretazione precisa dello Statuto federale: con «l’essere in regola con il tesseramento» si intenderebbe un rispetto delle prescrizioni e dei requisiti richiesti dal tesseramento per chi è già in possesso di una tessera Figc e non un obbligo di possesso della tessera federale al momento del deposito della candidatura, che Malagò non aveva come i suoi recenti predecessori (Abete compreso).
I dubbi in merito erano stati sollevati dal ricorso dell’avvocato cassazionista con un passato da giocatore di Serie A Renato Miele. Dubbi che adesso andranno chiariti, come chiesto dal procuratore generale Sergio Taucer inviata alla procura federale. Temporeggia, senza voler prendere posizioni affrettate, il numero uno del Coni, Luciano Buonfiglio: «Questa storia non avrei mai creduto e voluto che si formalizzasse. Il Coni e il presidente del Coni cercheranno di non sbagliare». Si definisce invece «osservatore rispettoso ma interessato di questa situazione» il ministro per lo sport e per i giovani, Andrea Abodi.
