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Legge elettorale, tensione nella maggioranza: la nuova sfida è sulle preferenze

FdI valuta di sostenere gli emendamenti del Pd senza capilista bloccati, muro di Forza Italia. Resta aperta la questione sulla soglia

Legge elettorale, tensione nella maggioranza: la nuova sfida è sulle preferenze

Le avvisaglie che la partita si stesse incartando c’erano tutte. Da giorni la maggioranza valutava ritocchi, modifiche piccole o grandi, alla riforma della legge elettorale. Nessuno, però, probabilmente, avrebbe scommesso su un finale di giornata così ad alta tensione nel centrodestra.

Le questioni

Restano anche una serie di altre questioni aperte, a partire da quella della misura che prevede di non far rientrare nel computo dei voti ai fini dell’attribuzione del premio quelli dei partitini sottosoglia. Il dato di fatto, ad ogni modo, è che, mentre accelera prevedendo già la calendarizzazione in Aula alla Camera per fine settembre, la coalizione di centrodestra stenta ancora a trovare la quadra finale e continua a riscrivere il testo. E così, dopo la riunione dei tecnici a via della Scrofa che conferma la soglia per il premio al 42% (e non al 41, una cifra sulla quale FdI aveva presentato un proprio emendamento) ed elimina il ballottaggio dalla vista dei radar (Marcello Pera ritira il proprio emendamento parlando però di «occasione persa») scoppia appunto il nuovo caso preferenze.

Le opposizioni hanno presentato una serie di proposte di modifiche che prevedono l’attribuzione di tutti i seggi con questo strumento e sfidano Fratelli d’Italia. «FdI terrà la schiena dritta e voterà i nostri emendamenti?», si chiede in Aula il Dem Dario Parrini. Dal Transatlantico trapela che una valutazione in corso su queste proposte dalle parti di via della Scrofa c’è.

Ma, appena la notizia comincia a diffondersi, FI, da sempre contraria alle preferenze, fa emergere tutto il proprio risentimento. Per la Lega – specifica nel frattempo Matteo Salvini – «il testo va bene così com’è».

No al ballottaggio

Tramonta invece, definitivamente, l’ipotesi del ballottaggio. Il senatore di FdI Marcello Pera prende la parola in Aula per annunciare che di fronte al no alla discussione su questo tema di 200 colleghi «non farò il Pierino» ma si tratta comunque di una «occasione persa».

Resta invece da risolvere la questione della norma anti-cespugli. Sul piatto ci sono tre proposte di modifica per l’esclusione dal computo di chi è sotto il 2%, di chi è sotto l’1%, come previsto nel Rosatellum, ma anche una “opzione zero”: nessun voto escluso. Certo è che dalle parti del Quirinale sarebbe stato fatto notare che esiste il rischio concreto di un esito elettorale in contrasto con la volontà degli elettori.