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Mai gettare la spugna, nemmeno al prossimo Sanremo: l’importante non è vincere, ma partecipare

Manca meno di un mese alla partenza del Festival di Sanremo, che si apre martedì 24 febbraio, ma si fa un gran parlare dei cantanti in gara, delle co-conduttrici di Carlo Conti (forse Andrea Delogu, vincitrice di Ballando con le stelle, e Laura Pausini). Ma dei trenta cantanti in gara, quello di cui sono molto…
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Manca meno di un mese alla partenza del Festival di Sanremo, che si apre martedì 24 febbraio, ma si fa un gran parlare dei cantanti in gara, delle co-conduttrici di Carlo Conti (forse Andrea Delogu, vincitrice di Ballando con le stelle, e Laura Pausini).

Ma dei trenta cantanti in gara, quello di cui sono molto contento che ci sia è Marco Masini.

Marco è un cantautore sul cui talento non si discute. Sulla simpatia avrei qualcosa da dire (è anche abbastanza restio al saluto, almeno con me), ma sono felice che ci sia, perché lui è la dimostrazione che nella vita non bisogna mai gettare la spugna: lui ha tenuto duro e ce l’ha fatta.

Certo, non tutti hanno la sua tempra, ma ha vinto. Ha vinto anche grazie ad amici sinceri come Conti, che l’ha voluto l’anno scorso con Fedez nella serata dei duetti.

Fedez avrebbe voluto cantare con i «Fuck Your Clique», ma la loro canzone era troppo zozza e ha dovuto esibirsi con Masini (non certo un sacrificio) in «Bella stronza», una hit del cantautore toscano, perfetta per istigare il gossip anche se non era ispirata a Chiara Ferragni, ex moglie di Fedez, ma a un’altra che gli aveva distrutto il cuore.

Amici incrollabili

Sì, Masini è amico di Conti da sempre («Io e Carlo ci conosciamo dal 1980, ci siamo incrociati nelle radio private, quando faceva il dj. Scrisse un pezzo per la sigla di un programma, It’s okay it’s all right, che arrangiai io»).

Poi per Masini arrivò il grande successo e con quello cominciarono a girare le voci assurde che lui portasse sfortuna. In quegli anni si usava dire cose del genere per far fuori chi non piaceva: il gioco era riuscito con Mia Martini (che aveva un carattere difficilissimo, ma non ce la fece e ci morì), perché non ritentare? Lui ripeteva: «Non mi rovineranno la vita come a Mia». Ma intanto nessuno lo faceva lavorare: «Ci spiace, ma sei un prodotto invendibile», gli dicevano quelli della sua casa discografica. Coraggiosi, vero?

Ci voleva un mito come Adriano Celentano, uno la cui famiglia viene da Foggia, gente tosta, per prendere tutti di petto e volere Masini nella sua trasmissione «125 milioni di cazzate». Adriano lo volle per parlare della «cazzata» su di lui, la diceria sulla sfortuna. Certo, non tutti erano cretini, ma si sa: la mamma dei cretini è sempre incinta.

Non erano tra quelli Conti ed Eros Ramazzotti («Che è tra quelli che più mi hanno difeso», ripete Masini).

Pure per Eros ci fu un momento buio, quando all’inizio del 2000 iniziò un periodo in salita e poi il divorzio da Michelle Hunziker (con cui oggi è in ottimi rapporti). Iniziarono a girare voci che per colpa di investimenti immobiliari sbagliati, tra cui una megavilla in Brianza, fosse rimasto senza soldi.

Non credo, ma forse qualcosa di vero c’era, ma Eros è sempre stato una big star. Ricordo che, allora, ci faceva anche delle battutine su questo con il suo amico Salvatore, un amico che spero frequenti ancora oggi, perché gli voleva un bene dell’anima.

Allora, dicevano pure che stessero insieme, una balla colossale: direi che posso mettere la mano sul fuoco sulla loro eterosessualità, anche se per entrambi non sarebbe nemmeno un problema il contrario.

L’etichetta più brutta

Per tornare a Sanremo, l’anno scorso, oltre al vincitore Olly, che ha vinto con «Balorda Nostalgia«, la vincitrice morale è stata di certo anche Giorgia.

Pure lei faceva parte della categoria «mi davano per finita», anzi peggio, perché era lei stessa a pensarlo. Nel 2022 immaginava di ritirarsi, di chiudere con il canto. Pazza. Ma poi «mi sono poi buttata senza paura. Ho ritrovato il mio posto restando me stessa» e credo che molto lo debba al compagno Emanuel Lo, che vediamo ad «Amici».

Ed eccola meravigliosa condurre già da due edizioni di «X Factor» e duettare con Blanco nei concerti con «La cura per me», che lui ha scritto per lei: una canzone che vergognosamente a Sanremo si è classificata al sesto posto, ma che come singolo ha venduto oltre due milioni di copie nel mondo e che, credo, rimarrà nella storia della musica.

Punto zero

Perfino Zucchero era stato dato per finito. Aveva trent’anni ed era a un punto morto. Allora aveva già fatto un paio di dischi, ma non era se stesso.

Ricordo di averlo addirittura incontrato a un evento e lui era in smoking: roba da pazzi.

Un’altra chance

«Fu merito di un giovane discografico, che decise di darmi un’ultima chance. Nel 1984 avevo già partecipato due volte a Sanremo e in entrambi i casi era andata male. In più avevo già una figlia ed ero senza un soldo. Morale? Ero un uomo finito».

Ma quel discografico gli disse: «Ora fai un disco come cavolo ti pare, ma è la tua ultima occasione». E uscì l’album «Zucchero & The Randy Jackson Band» con la canzone «Donne», che a Sanremo andò male in classifica (arrivò penultima), ma poi a poco a poco prese il volo nelle radio (come era successo l’anno prima a Vasco Rossi con «Voglio una vita spericolata»). Le radio hanno salvato più di un grande artista, alla faccia della critica criticona.

La rinascita

Concludo i racconti di cantanti della categoria «mi davano per finito» con Marco Mengoni. Ha vinto il Festival di Sanremo 2023 con «Due vite», segnando la sua seconda vittoria dopo quella del 2013 con «L’essenziale».

Ma prima de «L’essenziale», nel 2009, aveva vinto «X Factor»: sembrava fatta, invece finì in un periodo buio e solo la presenza e il supporto di una madre dal coraggio immenso, Nadia Ferrari, gli hanno permesso di uscirne.

E grazie alla sua manager, Marta Donà, è tornato a Sanremo presentando «L’essenziale», altra canzone immensa, arrivando all’Ariston «con una Cinquecento carica di sogni e di vestiti, senza neppure uno stylist, un truccatore, un parrucchiere. Con me c’era soltanto la mia manager, Marta. Eravamo soli. Molti mi davano per spacciato: dicevano che ero finito. Il primo a non crederci più ero proprio io».

Il rimpianto

E «L’essenziale» fu una bomba (Mario Lavezzi ancora oggi mi dice che l’avrebbe voluta scrivere lui una canzone così bella, ideata e scritta invece da Marco insieme a Roberto Casalino e Dario Faini, più noto come Dardust).

Pensare che prima di Mengoni la cantò in studio Noemi, che però la bocciò. E non oso pensare cosa si dica oggi ripensandoci, visto che fu un trionfo che dura ancora oggi, dopo tredici anni.

Solo chi cade può risorgere

L’elenco come detto è lungo. Non centra con Sanremo, ma voglio parlare di Sofia Goggia.

Ricordate la grave frattura nel 2024? Seguì un intervento chirurgico con placche e viti, che poi hanno tolto. Un calvario. Non ha mai mollato. È tornata a gareggiare e ha pure vinto il supergigante di Coppa del mondo di sci. Suo il motto mai, mai gettare la spugna: si perdono sogni, che magari non si realizzano, ma si continua a sognare. «Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta», diceva provocatorio Giampiero Boniperti, calciatore e poi presidente della Juventus, ma credo che continui ad aver più ragione il creatore dei giochi olimpici moderni Pierre de Coubertin, «L’importante non è vincere, ma partecipare» e lo ripete Conti ai concorrenti di Sanremo 2026.

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