Un mistero che si fa sempre più cupo e un’ipotesi investigativa che fa raggelare il sangue. Si è svolto questa mattina, blindatissimo e lontano da occhi indiscreti, l’interrogatorio di Gianni Di Vita e di sua figlia Alice all’interno della Questura di Campobasso. I due sono stati ascoltati a lungo dagli investigatori della Squadra Mobile nell’ambito della delicata inchiesta sulla morte delle loro familiari: Antonella di Ielsi (moglie di Gianni) e la giovanissima Sara Di Vita, appena 15 anni.
Per evitare l’assedio di telecamere e giornalisti stazionati davanti al cancello principale di via Tiberio, padre e figlia sono stati fatti accedere agli uffici della Questura attraverso un ingresso secondario.
Dall’intossicazione alimentare al sospetto avvelenamento
Il dramma si è consumato poco dopo lo scorso Natale all’interno dell’abitazione familiare a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Inizialmente, il decesso improvviso di madre e figlia era stato catalogato come la tragica conseguenza di una severa intossicazione alimentare.
Tuttavia, con il passare delle settimane e l’approfondimento degli esami tossicologici, il quadro clinico ha assunto contorni decisamente più inquietanti. Secondo le indiscrezioni trapelate, il fascicolo aperto dalla Procura si muove ora su un’ipotesi ben più grave: le due donne potrebbero essere state avvelenate deliberatamente con la ricina nel mese di dicembre.
Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire meticolosamente le ultime ore di vita delle vittime e le dinamiche familiari. L’interrogatorio di Gianni e Alice Di Vita rappresenta un passaggio cruciale per cristallizzare gli eventi. L’attività investigativa è in pieno fermento: già nella giornata di ieri e nel corso della scorsa settimana, la Squadra Mobile aveva provveduto ad ascoltare almeno una ventina di persone, tra parenti, conoscenti e amici delle due vittime, alla ricerca del tassello mancante per risolvere questo tragico giallo.