Sono passate quasi due settimane da quando il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un uomo al di sopra di ogni parte, ha concesso la grazia a Nicole Minetti perché si sta occupando di un minore, quindi di un bambino, quindi di una persona che va sostenuta e protetta. La notizia è stata resa pubblica dalla trasmissione «Mi manda Rai Tre», condotta da Federico Ruffo.
Ricordo che Nicole Minetti è l’ex igienista dentale che, dopo l’incontro con Silvio Berlusconi, poi è diventata consigliera della Regione Lombardia. Ricordo che fu lei a prelevare, dalla questura di Milano, Karima El Mahroug, la ragazza nota come «Ruby Rubacuori» e presentata come la nipote di un presidente egiziano. Era una bugia. Da lì è partito un processo che ha visto Nicole Minetti condannata a due anni e 10 mesi nel processo «Ruby bis» per induzione alla prostituzione e a un anno e un mese per peculato nell’ambito del cosiddetto «rimborso Pirellone».
La grazia non è perdono
Ma perché il Presidente della Repubblica, con l’avallo del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha concesso la grazia? Perché l’avvocato della Minetti, che negli ultimi anni è scomparsa dalle cronache, ha inoltrato una domanda basata «anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti, che necessita di assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati».
Conosco perfettamente la situazione, purtroppo, e chiedo scusa ai lettori: rispettando la Carta di Treviso, che impone a noi giornalisti di non dare informazioni sensibili che riguardano minori e bambini, sono costretto a essere molto superficiale in questo racconto.
Il legame con Cipriani
Nel 2012 Nicole Minetti ha incontrato quello che spero sia l’uomo della sua vita: Giuseppe Cipriani, figlio di Arrigo Cipriani, proprietario dell’Harry’s Bar di Venezia (dichiarato nel 2001 patrimonio nazionale dal ministero dei Beni Culturali), che ha creato un format portato in tutto il mondo con 26 sedi, da New York a Milano a Punta dell’Este, per un pubblico esclusivo, ma che nella pratica dà da lavorare a centinaia di padri e madri che mantengono figli e famiglie.
Nicole e Giuseppe hanno scelto, non so con quali motivazioni, di abbracciare un progetto che va al di là della quotidianità della loro vita: hanno deciso di occuparsi di un minore con problemi di salute. Nicole negli anni si è dedicata molto a questo minore, accompagnandolo per cure specialistiche negli ospedali e nelle cliniche più adatte a risolvere o perlomeno arginare il suo problema.
Io, che lavoro da decenni, ho tre punti di fronte ai quali anche la libertà giornalistica si ferma: se si tratta di bambini, se la notizia può in qualche modo creare problemi; se si parla di malattie, perché solo le persone direttamente coinvolte possono decidere se rendere pubblico un argomento; e di fronte agli anziani, perché l’età a volte può diventare fragilità. Capirete dunque perché non rivelo i dettagli.
Trovo però indegno che la decisione di un uomo di spessore, ragionevole, che misura i suoi passi con grande attenzione, sia oggi attaccata così duramente, e che si sia creata una campagna d’odio che mi lascia stordito: com’è possibile criticare in maniera così violenta un Presidente come Mattarella di fronte a un caso così delicato, e che ci siano persone che si sentono autorizzate a scrivere frasi indegne contro una persona che fa da madre a un ragazzino in quelle condizioni?
La decisione del Presidente ha permesso a persone nascoste dalla maschera dell’anonimato di dimostrare una ferocia, una cattiveria e un accanimento lontani da qualsiasi credo e da qualsiasi religione; un odio che mi lascia senza parole, visto che dall’altra parte c’era una donna che copre i ruoli di una madre, un bambino e un uomo autorevole come Mattarella. In più, tutto si è svolto seguendo i canoni della nostra legge e della nostra democrazia: l’avvocato della Minetti ha inoltrato la domanda al ministero della Giustizia, l’istruttoria durata mesi si è chiusa con il parere positivo e la firma del ministro Nordio. Tutto scritto nella nota del Quirinale, con la firma del Capo dello Stato.
Ripeto: dietro questa storia c’è un figlio gravemente malato; di fronte a un minore con queste caratteristiche, chiunque farebbe un passo indietro, eppure c’è chi ha scritto: «Storia vergognosa», «insulto ai cittadini», «schiaffo a chi crede in una giustizia uguale per tutti».
Purtroppo non c’è una legge che punisce chi scrive frasi di questo genere contro un minore. Va anche detto che la Minetti non avrebbe mai fatto un giorno di carcere, visto che la sua pena non superava i quattro anni.
Il rispetto, oltre la politica
Mi ricordo dei funerali di Silvio Berlusconi, cui sono andato pur non essendo mai stato del suo partito, ma avendo lavorato per lui più di 12 anni alla Mondadori: rimasi colpito da una signora che si faceva intervistare orgogliosa davanti al Duomo di Milano con una t-shirt su cui c’era scritto «Io non sono in lutto». Sono rimasto impressionato perché ci vuole molto coraggio andare a un funerale dove, in pratica, si indossa una maglia che dice: io non sono per niente addolorata. Ricordo che in quel funerale non c’erano semplicemente persone legate a Berlusconi per un debito di riconoscenza, come la persona che sta scrivendo, ma anche i figli, la compagna, i fratelli, i parenti: ci vuole coraggio per indossare una frase del genere.
Di fronte alla politica volo alto e non lo dico con arroganza: guardo non tanto alla destra o alla sinistra quanto al buon senso, a quello che si fa. Apprezzo Luca Zaia per la sua amministrazione nel Veneto, del centrodestra, così come apprezzo Silvia Salis, del centrosinistra, per il bel progetto che sta portando avanti a Genova.
Prendo paura quando vedo frasi ingiuriose e minacciose contro un bambino – non parlo del minore di cui si occupa la Minetti, ma della figlia di Giorgia Meloni, contro cui qualcuno ha augurato sui social la stessa tragica sorte di una ragazza scomparsa da Afragola. La stessa premier disse: «È un clima malato e violento». Ho conosciuto la figlia della premier: pensare che qualcuno abbia avuto un’idea negativa contro una creatura indifesa e innocente mi fa paura.
Chiedo scusa se sono così legato al mio pensiero: noi giornalisti dovremmo parlare solo di notizie, non di opinioni. Ma è difficile rimanere indifferenti di fronte a questi fatti, se riguardano bambini.
Parole d’odio gratuite
Purtroppo capita che, se i protagonisti di certi fatti di cronaca sono personaggi famosi – che, detto in parole piatte, «vivono bene» – si scateni un hate speech, ossia un linguaggio senza freni dettato dall’odio. E molto spesso questo odio viene riversato soprattutto sulle donne, come nel caso di Nicole Minetti e di Giorgia Meloni.
Bersaglio Belén
Persino Belén Rodríguez, che a giugno partirà per le Filippine per condurre «L’Isola dei Famosi», è stata oggetto di attacchi spaventosi, anche nel suo ruolo di madre. Non conoscendo una situazione familiare da vicino, ci vuole molto coraggio per scrivere: «Ti devi vergognare nei confronti dei tuoi figli». Le hanno anche dato della ragazza facile, della mangiatrice di uomini e, questo è veramente grave, di essere una madre inadeguata. Addirittura: «Che vergogna. Sei veramente un pessimo esempio per i tuoi figli!». Ripeto: ci vuole coraggio. Purtroppo questo avviene molto più spesso nei confronti di una donna piuttosto che di un uomo.
I «buoni consigli» per Arnera
L’attrice Beatrice Arnera recentemente è stata vittima di insulti e minacce sui social perché aveva lasciato il bravissimo comico Andrea Pisani per vivere una storia con l’attore Raoul Bova, il quale aveva lasciato a sua volta Rocío Muñoz Morales, oggi fidanzata con Andrea Iannone, ex di Elodie. E giù critiche di chi è pronto a dare «buoni consigli», non potendo più dare il «cattivo esempio» , come cantava De Andrè.
Tutti contro Karla Gascón
Anche Karla Sofía Gascón, attrice transgender spagnola, protagonista dell’ultimo film di Carlo Verdone, «Scuola di seduzione», è stata oggetto di forti attacchi. È nata uomo, si è sposata con María Luisa Gutiérrez – con cui convive da quando aveva 19 anni, María Luisa ne ha uno di meno – hanno avuto una figlia, Vittoria, oggi adolescente, e poi ha deciso di cambiare sesso.
«Mia moglie all’inizio si arrabbiò di brutto, poi capì che era comunque meglio stare con me. Il nostro rapporto fisico era finito, però lei si è di nuovo innamorata di me, mentre io sono sempre stata innamorata di lei. Mia figlia Vittoria è sempre stata al mio fianco fin dall’inizio».
Detto questo continuano a insultarla. Ma se Karla rende felice una donna e una figlia, perché questo accanimento? E perché accanirsi contro la figlia minore, che ha accettato di avere due mamme?
L’amore è un imperativo
Io credo che tutti dovremmo fare seguire il principio più semplice e potente di Nostro Signore Gesù Cristo: fondare la nostra vita sull’amore, sulla compassione e sul rispetto del prossimo, promuovendo la convivenza pacifica.
La bontà non dovrebbe essere una scelta: deve essere un obbligo per ciascuno di noi. Impariamo a usarla sempre, anche quando i protagonisti di certi fatti di cronaca non ci stanno simpatici.