Roberto Vannacci dice addio alla Lega. E annuncia: «Proseguo la mia strada da solo», ammettendo che il simbolo «Futuro Nazionale da oggi è una realtà». Il «c’eravamo tanto amati» tra il generale e Matteo Salvini che l’ha arruolato e promosso vicesegretario a tempo di record, è finito. Ed è finito male.
Il confronto
Non c’è stato un duello frontale, stile il «che fai mi cacci?» urlato da Gianfranco Fini a Berlusconi, ma il richiamo all’ex leader di An è inevitabile. Salvini lo dice apertamente e affonda il colpo imputando a Vannacci il tradimento della parola data e l’onore macchiato. E gli ricorda: «Un soldato non abbandona mai il proprio posto». Da qui la delusione anche per averlo accolto «quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo». Il segretario condivide la sua amarezza con i vertici della Lega, riuniti nel consiglio federale a Milano, nella sede storica di via Bellerio.
Convocata principalmente sul pacchetto sicurezza, la riunione vira sullo strappo del numero due che non sorprende nessuno. Meno di tutti Luca Zaia, da sempre scettico sul generale. «Semplicemente ha preso atto di essere un corpo estraneo, ora la Lega ne esce rafforzata», taglia corto l’ex Doge. E rimarca la «corsia preferenziale e la militanza zero» del frontman del Mondo al contrario, che ha esaurito la sua corsa in pochi mesi. Complice le promozioni volute da Salvini: mezze accuse al segretario che circolano nella vecchia guardia del partito, e che potrebbero esplodere nei prossimi mesi. Intanto Zaia, come il resto della Lega, guarda avanti e proclama: «Dobbiamo girare pagina».
Gli sviluppi
Il cambio di passo netto c’è stato il 26 gennaio con il deposito di «Futuro Nazionale» all’ufficio dei brevetti europei. Salvini inizialmente prova a tenere bassi i toni e liquida tutto come una «invenzione giornalistica». Ma il coming out di Vannacci arriva a breve, via social, mentre sta per cominciare a Milano la riunione del Federale. Il Carroccio prova a glissare sulla battaglia della sicurezza e del prossimo decreto diffondendo comunicati sulle varie misure. Ma poi avverte: lasciando la Lega per fondare un nuovo partito, «siamo certi si dimetterà anche da europarlamentare».
Il redde rationem tra il «capitano» e il generale c’era stato poche ore prima in privato. E secondo quanto filtra, i toni sono stati forti. Insomma non proprio «un arrivederci e grazie, ognuno per la sua strada». Poi Vannacci esce allo scoperto: «Inseguo un sogno e vado lontano. Il mio impegno, da sempre, è quello di cambiare l’Italia».










