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L’Italia del 2026: due cittadini su tre non sperano nel cambiamento

L’anno 2026 si apre per l’Italia sotto una coltre di scetticismo. Secondo l’ultimo report «FragilItalia», elaborato da area studi Legacoop e Ipsos, il sentimento prevalente tra i cittadini è quello di una stagnazione difficile da superare. Ben due italiani su tre (il 62%) dichiarano di non aspettarsi alcun miglioramento nella situazione complessiva del Paese, un dato che sale vertiginosamente al 78% se si restringe il campo al ceto popolare.

Le previsioni economiche riflettono questa sfiducia: il 40% degli intervistati teme una fase di recessione, mentre il 31% prevede una lunga stagnazione. A pesare come un macigno sulle famiglie è soprattutto l’inflazione percepita: 6 italiani su 10 sono convinti che il costo della vita continuerà a salire, un timore che diventa quasi certezza (74%) per le fasce sociali più fragili. In questo scenario di incertezza pubblica, l’individuo sembra rifugiarsi nella dimensione intima e relazionale. Nonostante la crisi esterna, le aspettative per la propria situazione familiare rimangono sorprendentemente solide. L’85% degli italiani confida nella tenuta delle relazioni familiari e l’80% in quelle amicali. Anche salute (75%) e lavoro (64%) registrano saldi positivi.

Tuttavia, anche in questo «fortino» privato si avvertono le crepe delle disuguaglianze. Mentre l’86% del ceto medio valuta positivamente la propria situazione economica, il 78% del ceto popolare vive con angoscia l’evoluzione del bilancio familiare, e quasi la metà di quest’ultimo (44%) contempla la possibilità di dover accettare lavori precari per sopravvivere. Il dato più allarmante che emerge dall’indagine Ipsos è il senso di alienazione sociale. Se mediamente il 57% degli italiani si sente incluso nella società, questa percezione crolla drasticamente tra i meno abbienti: il 71% degli appartenenti al ceto popolare si sente parzialmente o totalmente escluso.

Questa spaccatura si riflette anche nella classifica dei «nemici del futuro». Sebbene le guerre restino la preoccupazione principale (55%), cresce l’allarme per la concentrazione della ricchezza in poche mani (39%) e per la pressione fiscale (32%, in aumento di 8 punti). Il cambiamento climatico, pur restando tra i timori principali, vede calare la sua urgenza percepita, superato dalle ansie legate al potere d’acquisto e alla mancanza di prospettive per le nuove generazioni.

Di fronte a questa istantanea di un’Italia frammentata, il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, lancia un monito severo. «L’incertezza colpisce duramente soprattutto il ceto popolare, segnalando una frattura che rischia di ampliarsi senza interventi decisi», spiega Gamberini. Secondo il presidente, la risposta non può che passare attraverso politiche pubbliche orientate alla sostenibilità e al lavoro di qualità. «Non possiamo dire che l’ultima legge di bilancio vada in questa direzione – conclude Gamberini – ma speriamo che il nuovo anno porti consiglio per ricomporre un patto sociale oggi logoro, restituendo al Paese una prospettiva di sviluppo più giusta e condivisa».

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