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L’Iran gela Trump: «Nessun dialogo senza condizioni». Il Pentagono svela la crisi di munizioni

Un rapporto dell’Ispettore Generale smentisce la Casa Bianca e documenta miliardi di danni alle basi americane e 13 civili feriti dai raid Houthi

L’Iran gela Trump: «Nessun dialogo senza condizioni». Il Pentagono svela la crisi di munizioni
(Foto Ansa)

Tensioni alle stelle e posizioni inconciliabili nel Medio Oriente. Il capo del massimo organo di sicurezza iraniano ha respinto in modo perentorio qualsiasi ipotesi di colloquio con Washington per porre fine alle ostilità, replicando alle dichiarazioni rilasciate dal presidente americano Donald Trump, che si era detto «aperto» alla trattativa: «Non lasciatevi distrarre dai segnali contrastanti del presidente americano, che alterna “nessun negoziato” e “siamo pronti a parlare” con l’Iran: nessun colloquio finché non saranno soddisfatte le condizioni dell’Iran. Punto!», ha dichiarato su X Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo iraniano per la Sicurezza Nazionale.

La presa di posizione giunge all’indomani dell’intervento di Trump sulla piattaforma Truth Social, dove il presidente aveva sostenuto che «La nazione iraniana, ormai in declino, vuole raggiungere un accordo, in fretta e con urgenza: sarò io a decidere se gli Stati Uniti sceglieranno o meno di impegnarsi, un’idea alla quale restiamo aperti». Da parte sua, Teheran pretende il blocco definitivo delle aggressioni militari contro il proprio territorio e contro le forze alleate nella regione, compreso Hezbollah in Libano, oltre alla revoca del blocco portuale, al risarcimento integrale dei danni bellici, all’annullamento delle sanzioni economiche e allo sblocco incondizionato degli asset congelati all’estero.

Il dossier del Pentagono: scorte esaurite e danni alla flotta aerea

Mentre la retorica politica prosegue, un rapporto dell’Ispettore Generale del Dipartimento della Difesa smentisce le rassicurazioni della Casa Bianca e certifica una pesante carenza di munizioni dovuta al conflitto. Secondo il documento, nel periodo compreso tra il 28 febbraio e il 30 giugno, l’operazione Epic Fury contro l’Iran è costata circa 33,4 miliardi di dollari, di cui ben 22,3 miliardi assorbiti dal solo consumo di armamenti: «Le spese per munizioni durante l’Operazione Epic Fury hanno causato carenze nelle scorte strategiche e rivelato colli di bottiglia all’interno delle industrie di rifornimento di munizioni», evidenzia la relazione.I dati smentiscono le dichiarazioni di Trump, che a settembre insisteva sul fatto che gli Stati Uniti disponessero di «quantità praticamente illimitate di munizioni». La scarsità di intercettori e missili avrebbe spinto il presidente a rinunciare a nuovi attacchi su vasta scala durante la stagione estiva. Il rapporto rivela inoltre conseguenze pesanti per il dispositivo militare americano impegnato nell’area, che conta «oltre 50.000» uomini: «Gli attacchi iraniani hanno danneggiato e distrutto centinaia di edifici e strutture nelle basi statunitensi in Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq, Oman e Giordania», oltre a causare la perdita di quattro F-15, un F-35 danneggiato, sette aerei cisterna KC-135 colpiti o distrutti e «fino a 30» droni MQ-9 Reaper abbattuti. Risultano colpiti anche edifici diplomatici americani in quattro Paesi della regione.

Escalation regionale: raid Houthi sul territorio saudita

La crisi continua a manifestarsi su più fronti: un’ondata di raid condotti ieri dalle milizie Houthi dello Yemen mediante missili balistici e droni ha provocato il ferimento di 13 civili nel sud dell’Arabia Saudita. A confermare il bilancio è stata la coalizione militare a guida saudita: «Lunedì 14 settembre 2026 la milizia ha lanciato attacchi contro obiettivi civili nelle città di Khamis Mushait, Abha e Taif utilizzando diversi missili balistici e droni, provocando ferite da lievi a moderate a tredici civili, oltre a danni a sette abitazioni e due veicoli», ha reso noto su X il portavoce delle forze alleate.