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L’Iran dichiara “terroristi” gli eserciti europei: è scontro dopo la decisione Ue di inserire i Pasdaran nella lista nera

La tensione tra la Repubblica Islamica dell’Iran e il blocco occidentale ha raggiunto un nuovo punto di rottura. La miccia è stata accesa dalla decisione dell’Unione Europea di inserire i Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran) nell’elenco delle organizzazioni terroristiche, come risposta alla repressione delle proteste interne. Teheran ha reagito con estrema durezza, definendo la misura «offensiva» e accusando Bruxelles di voler compiacere gli alleati «guerrafondai», identificati in Israele e Stati Uniti.

La rappresaglia diplomatica

In applicazione di una risoluzione sulla reciprocità del 2019, il Segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, ha annunciato che l’Iran considererà «terroristi» gli eserciti di tutti i Paesi dell’Ue coinvolti nella risoluzione. In un chiaro segnale geopolitico, Larijani si è subito recato a Mosca per incontrare Vladimir Putin, consolidando l’asse con il Cremlino. Nel frattempo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, pur aprendo a negoziati «equi», ha avvertito che il programma missilistico nazionale è escluso da ogni discussione: «La sicurezza del nostro popolo non è negoziabile».

Le opzioni militari di Trump

Mentre l’Unione Europea agisce sul piano diplomatico, gli Stati Uniti hanno inasprito il regime sanzionatorio colpendo il ministro dell’Interno Eskandar Momeni, diversi comandanti dei Pasdaran e società di servizi finanziari. Il presidente Donald Trump mantiene una postura ambigua, alternando inviti al dialogo a minacce esplicite. Secondo fonti del New York Times, sul tavolo dello Studio Ovale ci sarebbero opzioni ad alto rischio: dall’invio di commando per sabotare i siti nucleari residui ad attacchi mirati contro obiettivi strategici per destabilizzare il potere della Guida Suprema Ali Khamenei e favorirne la deposizione.

Il ruolo di Israele

In questo scenario di pre-conflitto, Israele spinge per un intervento congiunto volto a neutralizzare il programma balistico iraniano. Un segnale concreto di questa cooperazione è l’attracco di un cacciatorpediniere lanciamissili americano nel porto di Eilat, ufficialmente per esercitazioni pianificate. La Turchia, per bocca del ministro Hakan Fidan, ha accusato Tel Aviv di trascinare gli Usa in una guerra aperta e ha proposto un vertice trilaterale per ridurre le tensioni. Tuttavia, la distanza tra le parti appare colossale: per Washington e Israele il disarmo missilistico è una condizione imprescindibile, per Teheran è la garanzia di sopravvivenza del regime.

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