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L’Iran condanna la premio Nobel per la Pace Mohammadi. Sfida gli Usa sull’uranio: «Nulla fermerà l’arricchimento»

Ancora una condanna, con il rischio di dover trascorrere moltissimi altri giorni e notti dietro le sbarre di una prigione. Dal sistema repressivo dell’Iran arriva l’ennesimo duro colpo contro una delle figure più note della dissidenza anti-regime: la premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi, 53enne attivista con un lungo trascorso in prima linea nella difesa dei diritti civili nel Paese, in particolare quelli delle donne.

Stando al suo avvocato Mostafa Nili, sono infatti appena arrivate due nuove sentenze, con annesse pene di carcere da sei e un anno e mezzo rispettivamente, non cumulative, per accuse di cospirazione e attività di propaganda.

Il braccio di ferro

Teheran mantiene la linea dura. E lo fa anche alzando i toni sul delicatissimo tavolo dei negoziati, inviando un messaggio direttamente a Washington: «Nulla fermerà l’arricchimento nucleare dell’Iran, neppure in caso di guerra», ha messo in chiaro il ministro degli Esteri Abbas Araghchi mentre si aspettano novità sul nuovo round di colloqui preannunciati già in settimana.

La premio Nobel 2023 Mohammadi ha appreso le ultime notizie sul suo conto già in cella da quasi due mesi, da prima che scoppiasse l’ultima ondata di proteste contro gli ayatollah con il tragico bilancio di migliaia di morti. Era stata fermata il 12 dicembre scorso quando, mentre partecipava a una cerimonia dedicata all’attivista Khosrow Alikordi morto in circostanze non chiare, fu arrestata e portata in carcere a Mashhad, la seconda città dell’Iran. Le ultime decisioni contro la Nobel per la Pace 2023 aggravano ulteriormente una situazione già pesantissima: secondo la Narges Foundation, che sostiene la sua lotta civile, Mohammadi ha ora a carico condanne per 44 anni di carcere in totale, dopo aver trascorso in carcere 17 anni.

La repressione

Nelle ultime ore, l’agenzia Fars ha riportato inoltre dell’arresto di tre figure del campo riformista interno, tra cui il capo della coalizione iraniana del Fronte Riformatore, Azar Mansouri, per «reati contro l’unità nazionale» e altre accuse. Oltre al pugno duro contro gli oppositori, il regime degli ayatollah mostra intanto di voler tenere il punto per quanto riguarda i negoziati con gli Usa, in attesa di nuovi colloqui per i prossimi giorni. «La diplomazia è l’unica via da seguire, ma ha successo solo quando riconosce i nostri diritti intrinseci e quando c’è dialogo piuttosto che minacce», ha osservato Araghchi. Intanto, secondo il Jerusalem Post, funzionari di difesa israeliani hanno fatto presente di recente a omologhi statunitensi che il programma dei missili balistici dell’Iran rappresenta una minaccia esistenziale e che Gerusalemme è pronta ad agire unilateralmente, se necessario.

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