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L’inchiesta di Report: «Interferenze web sul voto del 2022». Meta respinge ma il caso arriva alla Camera

Interferenze nelle ultime elezioni politiche del 2022 e nelle regionali successive, che avrebbero favorito la destra antieuropeista. Sono le accuse nei confronti di Meta contenute nell'inchiesta di Report, in onda sabato sera su Rai3. La trasmissione è tornata anche ad occuparsi anche del Garante della Privacy, raccontando come i membri del collegio dell'Autorità si siano…
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Interferenze nelle ultime elezioni politiche del 2022 e nelle regionali successive, che avrebbero favorito la destra antieuropeista.

Sono le accuse nei confronti di Meta contenute nell’inchiesta di Report, in onda sabato sera su Rai3. La trasmissione è tornata anche ad occuparsi anche del Garante della Privacy, raccontando come i membri del collegio dell’Autorità si siano adoperati per bloccare una maxi-multa al colosso americano, forse anche per evitare che le attività nei confronti degli utenti di Facebook e Instagram venissero alla luce.

Meta, dal canto suo, rigetta queste ricostruzioni. «La tesi secondo cui il nostro strumento Election Day Information costituirebbe una profilazione di massa è infondata e del tutto inaccurata», afferma un portavoce della società, sostenendo che si tratta di uno strumento «utilizzato in tutto il mondo per contribuire a sensibilizzare gli utenti sulle elezioni».

La replica

L’azienda guidata da Mark Zuckerberg smentisce ogni tentativo di influenzare le scelte degli elettori, specificando che nessuna manovra è stata messa in atto a favore di «specifiche categorie di politici e opinionisti». Secondo l’inchiesta, nell’agosto del 2022 «oltre 6 milioni e mezzo di utenti sono stati coinvolti, attraverso la funzione Election Day Information su Facebook e Instagram, e i loro dati sono stati raccolti, conservati e aggregati». Nel mirino della trasmissione anche il Garante della Privacy e in particolare i membri del collegio Guido Scorza e Agostino Ghiglia. «Mi trovo a subire da mesi forme di stalking e accanimento mediatico che non hanno precedenti nella storia della tv pubblica italiana», replica quest’ultimo.

«Per me e per i miei colleghi non vale la presunzione di non colpevolezza trasformatasi, da tempo, da diritto a fiaba». Report spiega che il dipartimento tecnico del Garante, apprese le notizie sulle interferenze di Meta, chiede un blocco urgente, ma «Scorza e Ghiglia frenano, invitando ad attendere le autorità europee». A metà 2023, in occasione delle elezioni regionali, i tecnici riescono a far emanare un provvedimento d’urgenza che impedisce a Meta di condividere i dati con terzi. E propongono una multa da 75 milioni, ma, nonostante la multa venga abbassata a 25 milioni, sia Scorza che Ghiglia votano contro il provvedimento. La posizione del colosso Usa – rileva la trasmissione – sarebbe aggravata dall’utilizzo distorto di un filtro, introdotto nel 2021 per limitare la visibilità dei contenuti politici. Secondo un’analisi condotta da un gruppo interno di tecnici del Pd, questa attività avrebbe favorito esclusivamente le posizioni della destra antieuropeista.

Le reazioni

Dal Pd gli eurodeputati Sandro Ruotolo e Nicola Zingaretti evidenziano il «rischio per la tenuta della nostra democrazia». «Non saremmo di fronte a semplici oscillazioni del dibattito online, ma a una possibile alterazione della visibilità politica», spiegano, per poi concludere: «porteremo il caso immediatamente in seduta plenaria al Parlamento Europeo e chiederemo di aprire un’indagine». Stesso annuncio dal M5s. «Chiederemo che il Parlamento si occupi immediatamente di questa vicenda, a partire dalla commissione di Inchiesta sulle fake news che si sta insediando al Senato», fa sapere la senatrice Barbara Floridia. «È necessario che vengano convocati i vertici americani di Meta a riferire. Qui è in gioco la libertà del voto e la trasparenza dell’informazione».

Il suo collega di partito Luca Pirondini chiama, invece, in causa la sorella della premier, richiamando un’indiscrezione rilanciata da Il Fatto Quotidiano secondo cui quest’ultima avrebbe ordinato di a Ghiglia di «infierire su Report». «Arianna Meloni Smentisce queste parole? Sì o no?», domanda il parlamentare
M5s. «Ha davvero chiesto a Ghiglia di infierire su Report? Vedremo se avrà tempo e coraggio di rispondere».

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