Sono ripresi nell’Aula del Senato i lavori sulla riforma della legge elettorale con l’approvazione dell’articolo 1, passato con 95 voti a favore e 54 contrari. Tra le modifiche introdotte a Palazzo Madama rispetto al testo licenziato da Montecitorio figurano l’introduzione delle preferenze accoppiate ai capolista bloccati, la cancellazione della soglia per contribuire al premio di maggioranza e l’aumento delle sottoscrizioni richieste ai partiti non presenti in Parlamento. L’Assemblea ha invece bocciato l’emendamento del Pd, a prima firma del senatore Andrea Giorgis, che proponeva di consentire la raccolta delle firme «anche in modalità digitale mediante documento informatico, sottoscritto con firma elettronica qualificata».
Esenzione firme, collegi di Bolzano e lo scontro sui testi
Via libera anche all’articolo 5 della riforma, che dispone l’esonero dalla raccolta delle firme per le forze politiche aventi un gruppo costituito in almeno una delle due Camere alla data del 31 dicembre 2025, respingendo tutte le proposte di modifica presentate dalle opposizioni. Approvato inoltre l’emendamento promosso dai senatori Meinhard Durnwalder e Julia Unterberger (Svp), che ridisegna i collegi della provincia di Bolzano modificando quanto stabilito alla Camera: un’iniziativa contestata dal senatore del Pd Dario Parrini, che l’ha definita «un’operazione da bari per favorire i candidati del centrodestra, cambiate le carte in regola a partita non ancora iniziata». I lavori, sospesi dopo l’articolo 5, riprenderanno nel pomeriggio per completare l’esame dei 9 articoli complessivi, in vista del voto finale programmato per domani mattina che rinvierà il testo alla Camera.
Le proteste di AVS e Italia Viva
Dure le reazioni delle forze di opposizione a margine del dibattito d’Aula. «Giorgia Meloni tiene impegnato il Parlamento sulla legge elettorale mentre in Italia ci sono problemi enormi: caro energia, stipendi bassi e sanità pubblica in difficoltà: è uno scontro di potere, anzi il tentativo di Meloni di esercitare un dominio sul potere: noi faremo opposizione perché, lo ribadiamo, questa legge è incostituzionale», dichiara il deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli: «Meloni ha dimenticato da dove viene: non è più l’underdog, oggi è il punto di riferimento dei salotti bancari e finanziari e non certamente del popolo: non le interessa la qualità della nostra democrazia e vuole cambiare la struttura dello Stato in chiave presidenzialista: noi ci opponiamo perché l’Italia è una democrazia: quando il provvedimento tornerà alla Camera, questa maggioranza spavalda e arrogante metterà la fiducia e impedirà ogni discussione: questa è la concezione dello Stato e della democrazia di Giorgia Meloni: comandare e tutelare solo i suoi interessi».
Critiche severe giungono anche da Italia Viva con il vicepresidente del gruppo al Senato Enrico Borghi: «Il collega Malan ha esplicitamente detto che con questa legge elettorale verrà scelto il presidente del consiglio: l’articolo 92 della Costituzione recita: “il Presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio”: questa legge quindi limita l’autonomia e la responsabilità del capo dello Stato: è una quinta problematica di natura costituzionale, dopo le quattro enucleate la scorsa settimana: la doppia lista bloccata, la dimensione del premio di maggioranza in rapporto alla soglia, il mancato rispetto del Senato eletto su base regionale e i voti della provincia di Trento che non conta per il premio di maggioranza». Borghi ha poi concluso sollecitando uno stop all’iter: «Se la maggioranza avesse voluto ottenere questo risultato, cioè eleggere direttamente il presidente del consiglio, avrebbe dovuto seguire la via maestra, cioè modificare la Costituzione: il premierato è stato accantonato per dissidi interni alla destra, e ora si cerca surrettiziamente di introdurlo con una legge ordinaria: ripropongo quindi una richiesta che considero indispensabile: la maggioranza si deve assumere la responsabilità di attendere la pronuncia della Corte Costituzionale prima che la norma sia resa operativa».
