Un tavolo nato senza gambe. In meno di 24 ore, le opposizioni hanno risposto picche alla proposta della maggioranza di aprire un dialogo sulla legge elettorale. Il centrodestra ha anche provato un rilancio: «Parliamo, discutiamo – ha detto il vicepremier a segretario di Fi Antonio Tajani – fate i vostri correttivi. È compito della maggioranza fare delle proposte. Noi le abbiamo fatte e siamo pronti a discutere. Sediamoci attorno a un tavolo e vediamo che cosa vogliono fare. Altrimenti il no diventa pretestuoso».
Un appello riformulato nel pomeriggio nelle telefonate fatte dai capigruppo di maggioranza a quelli di opposizione. Ma senza grande successo. Nel centrosinistra c’è la convinzione che la mossa delle forze al governo abbia un solo obiettivo: uscire dallo stallo legato alle divisioni interne, ributtando la palla nel campo avversario.
Il Pd si oppone
Che la proposta di un tavolo non avesse grandi prospettive lo ha fatto subito capire il Pd: «Ci sediamo solo se si parla di stipendi e salari», ha chiarito il capogruppo al Senato, Francesco Boccia. «Prima facciano tabula rasa del testo sulla legge elettorale e del premierato – ha messo in sovrappiù il responsabile Riforme del Pd, Alessandro Alfieri – e allora ha senso avviare un confronto sulle regole del gioco democratico con l’opposizione. Così non ci sono le condizioni».
Che poi è un po’ il refrain: lo pensano anche i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Così come un refrain è l’altra considerazione: la legge elettorale non è la priorità, non è il caso di farsi imbrigliare in questa discussione, distogliendo l’attenzione dal caro bollette e dai problemi sul lavoro. Lo pensa anche il presidente del M5S Giuseppe Conte. Il suo «no» al tavolo è arrivato nella sostanza di un post sui social: a Palazzo Chigi parlano di «faide interne a Fratelli d’Italia e legge elettorale, e intanto ci sono rincari fuori controllo a carico di famiglie e imprese, 3 anni di crollo della produzione industriale, licenziamenti e chiusure in vista, calo degli stipendi dell’8% in quattro anni».
Il punto del centrodestra
Oltre i proclami, il centrodestra il senso di un’apertura l’ha dato davvero. E l’ha dato nei lavori parlamentari, quando dalle parole si passa ai fatti. «Niente è precostituito – ha detto il responsabile organizzazione di FdI Giovanni Donzelli, intervenendo in commissione Affari Costituzionali – abbiamo detto più volte che siamo pronti a qualsiasi cambiamento, non c’è un pacchetto chiuso. Siamo pronti a riflettere su qualsiasi cosa, anche sui tetti» del premio di maggioranza, quelli che le opposizioni giudicano incostituzionali e mettono in cima alla lista degli aspetti irricevibili della legge elettorale. Ma niente. Anche i centristi chiudono: «Domani – sottolinea il capogruppo di Azione Matteo Richetti – andrò a ribadire la nostra impostazione per una legge elettorale che ricalchi l’impianto del sistema tedesco, cioè proporzionale».