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Legge elettorale, nel “Melonellum” spunta una norma anti Vannacci

Legge elettorale, nel “Melonellum” spunta una norma anti Vannacci

Il cammino della nuova legge elettorale, ribattezzata “Melonellum”, si arricchisce di un caso politico. In commissione Affari costituzionali è spuntata una riformulazione che introduce un paletto preciso per l’esenzione dalla raccolta firme: l’esonero spetterà solo alle forze politiche che abbiano formato un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato entro il 31 dicembre 2025. Una data specchietto che, nei fatti, si traduce in una norma anti-Vannacci, escludendo dal beneficio “Futuro Nazionale”, il movimento fondato dall’ex generale nel 2026. Salvi invece partiti come Azione, Avs e Noi Moderati, mentre resta fuori anche +Europa, dotata solo di una componente e non di un gruppo.

Intanto, è scontro totale sulla data di approdo del testo in Aula, che la maggioranza vorrebbe fissare per venerdì 26 giugno. Le opposizioni fanno muro, denunciando una forzatura. «Sostenere che la legge possa arrivare in Aula venerdì significa ignorare la realtà dei lavori», attacca il deputato del Pd Federico Fornaro, ricordando che gli stessi relatori continuano a chiedere tempo per sciogliere i nodi politici ancora aperti.

Il clima resta teso anche sul fronte degli emendamenti accantonati, in primis quello sulle preferenze e il voto dei fuori sede. Il capogruppo di Avs, Filiberto Zaratti, accusa la destra di un confronto farsa (“fate quello che diciamo noi”) e contesta i pareri contrari del centrodestra su temi cruciali: «Incomprensibile il no alla raccolta digitale delle firme, uno strumento che agevola la partecipazione e che così viene scoraggiato. Così come è inaccettabile il parere contrario sulla parità di genere: la maggioranza deve tornare indietro».