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Legge elettorale, il Senato approva la riforma tra le proteste delle opposizioni: il testo torna alla Camera

Palazzo Madama dà il via libera con 113 sì: cartelli in Aula, scontro sul premio di maggioranza al 42% e tensione sulle quote di genere

Legge elettorale, il Senato approva la riforma tra le proteste delle opposizioni: il testo torna alla Camera
(Foto Ansa)

L’Aula del Senato ha approvato la riforma della legge elettorale con 113 voti a favore, 71 contrari e 2 astenuti: il testo, che ha subito modifiche rispetto alla versione licenziata da Montecitorio, torna ora alla Camera dei deputati per la terza lettura. Poco prima del voto definitivo, all’interno dell’emiciclo si sono registrati momenti di forte tensione, con i senatori delle forze di minoranza che hanno mostrato cartelli gialli e rossi recanti la scritta «No alla legge truffa» subito dopo la dichiarazione di voto espressa dal gruppo di Fratelli d’Italia. A rappresentare l’esecutivo al banco del governo erano presenti i ministri Roberto Calderoli (Affari regionali e autonomie) e Luca Ciriani (Rapporti con il Parlamento).

Durante le dichiarazioni di voto si è acceso uno scontro tra il presidente dell’Assemblea Ignazio La Russa e il capogruppo del Movimento 5 Stelle Luca Pirondini, richiamato all’ordine per aver esibito il fac-simile di una scheda elettorale con la dicitura «Fratelli di casta». Sulle norme relative all’alternanza uomo-donna è intervenuta la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati, che a Sky Tg24 ha ricordato come la garanzia della rappresentanza femminile risieda nella responsabilità dei partiti nel posizionare le candidate in collegi scalabili, al di là del mero vincolo formale del 40-60%.

Dure le critiche arrivate da tutte le forze d’opposizione: il capogruppo del Partito Democratico Francesco Boccia ha attaccato la norma che prevede l’assegnazione di un premio fino a 70 deputati e 35 senatori al raggiungimento del 42% dei consensi, parlando di una minaccia agli equilibri costituzionali. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha annunciato il voto contrario sostenendo che la maggioranza promuova il cambio della norma solo per il timore di una sconfitta elettorale, mentre Carlo Calenda (Azione) ha denunciato la volontà di perpetuare uno scontro bipolare che ostacola l’affronto delle vere emergenze del Paese. Dal canto suo, il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro ha ipotizzato che l’evoluzione del quadro politico possa rendere la legge controproducente per la stessa maggioranza.