A febbraio 2025 il tasso di occupazione sale al 63,0% (+0,1 punti). Rispetto al mese precedente, infatti, la crescita degli occupati e degli inattivi si associa alla diminuzione dei disoccupati. Lo rileva l’Istat, evidenziando che l’aumento riguarda soprattutto le donne, i dipendenti a termine, gli autonomi e tutte le classi d’età ad eccezione dei 25-34enni per i quali, come avviene per gli uomini, il numero di occupati diminuisce.
Il balzo dell’occupazione femminile
L’occupazione femminile ha avuto un balzo sia rispetto a gennaio con 84mila unità in più sia rispetto a febbraio 2024 con 315mila unità in più. Le donne occupate a febbraio erano 10 milioni 355mila, oltre un milione in più rispetto a febbraio 2021, nel pieno della pandemia, ma anche rispetto a febbraio 2015. Il tasso di disoccupazione complessivo è al 5,9%, ai minimi dopo aprile 2007 mentre il numero dei disoccupati è a quota 1 milione 517mila ai minimi dopo settembre 2007. Il numero delle persone in cerca di lavoro si è sostanzialmente dimezzato dal dicembre 2016 quando superava i tre milioni. «Nel 2024 l’occupazione è aumentata per il quarto anno consecutivo, raggiungendo i 23 milioni 932mila occupati, +352 mila rispetto all’anno precedente. Se si considerano gli ultimi venti anni all’attuale record occupazionale corrisponde una struttura differente per classi di età. In particolare, dal 2004 al 2024, gli occupati sono 1 milione 631mila in più (+7,3%): il saldo positivo sintetizza un calo di oltre due milioni di occupati tra i giovani di 15-34 anni e di quasi un milione tra i 35 e 49 anni, più che compensato dall’aumento degli over50, pari a quasi 5 milioni», ha spiegato il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, in audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica.
L’invecchiamento della popolazione
«L’invecchiamento della forza lavoro – rileva l’Istat – risente chiaramente della dinamica demografica, a cui si aggiungono altri fattori che lo rendono più intenso di quello registrato per la popolazione. I giovani, sempre meno presenti per via del progressivo calo delle nascite, sono anche più interessati dal prolungamento dei percorsi di istruzione, che posticipa l’ingresso nel mercato del lavoro; le classi di età più avanzate, sempre più numerose nella popolazione – tra gli over 55 si concentra infatti la generazione dei baby-boomers – sono anche più occupate poiché composte via via da coorti sempre più istruite, che partecipano di più al mercato del lavoro (specialmente le donne) e permangono più a lungo nell’occupazione per via delle riforme al sistema pensionistico che hanno reso più stringenti i requisiti per l’accesso alla pensione».