«Non cercare l’impossibile in questo mondo di pazzi, non vi è luogo dove tu possa rifugiarti, ma se trovi qualcuno che ami tienilo stretto perché ricorda: si nasce e si muore soli… Tutto il resto è niente». Queste parole di Jim Morrison, il grande cantautore, immensa rockstar, rispecchiano quel sentimento pulito e, si spera, sempre disinteressato per l’amicizia.
L’amicizia, quando è vera, quando è riconoscente, quando antepone l’amico ai propri interessi, è sempre qualcosa di grande e di forte emozione.
Fabrizio Moro e Ultimo
Emozionante leggere quello che si scrivono i cantautori Fabrizio Moro e Ultimo, il cui vero nome è Niccolò Moriconi.«Ciao Fabrizio, sono Niccolò e ti ho anche scritto un paio di volte su Facebook. Sono nato nel tuo quartiere e questo mi rende orgoglioso di me stesso. Io ho 17 anni e, da quando ho iniziato a scrivere canzoni, vorrei conoscerti…».
Iniziava così la lettera che Ultimo aveva scritto ancora ragazzino a Fabrizio Moro. «Sono passati 13 anni da quando Nicolò Moriconi, in arte Ultimo, mi scrisse queste parole», scrive Fabrizio Moro oggi. «Mi ricordo come fosse oggi quando entrò per la prima volta nel camerino di un mio concerto e, con timidezza, mi chiese cosa pensassi delle sue canzoni. Rileggete bene le parole di questa lettera. E pensare che, dopo 13 anni, il 4 luglio 2026 lo vedremo salire sul palco più grande che la musica italiana abbia mai visto nella sua storia. Un palco che si è costruito con grande talento, sì, ma soprattutto con una determinazione che raramente ho visto in un ragazzo della sua età. Ed è proprio questa la cosa che più mi ha colpito di lui fin dall’inizio. Grazie, Nicolò».
E il 4 luglio vedremo all’Olimpico di Roma proprio Ultimo e sul palco salirà anche Fabrizio Moro. Non sappiamo ancora se si esibirà accanto al suo amico, ma molti ci sperano, come me.
Colpiscono anche le parole di Ultimo: «È venuto a trovarmi a casa Fabri, era tanto tempo che non ci vedevamo. Grazie, Fab mio, per le tue canzoni, per quell’opportunità di aprire un tuo concerto nel 2017».
Già, perché nel 2017 Fabrizio Moro, dopo aver conosciuto Ultimo, lo fece salire sul suo palco, gli fece aprire il suo concerto. «Non ci dormivo la notte per quel momento!», scrive Ultimo. «Cantavo Giusy e Chiave davanti a quel palazzetto che aspettava te sul palco e avevo la voce rotta e il cuore a duemila. Non posso dimenticarlo mai!».
Da allora Ultimo e Fabrizio sono diventati grandissimi amici, si scrivono, quando possono si fanno compagnia (perché amicizia vuol dire anche «compagnia» che è un bene reale), si chiamano; soprattutto non chiedono niente l’uno all’altro, ma sanno di esserci l’uno per l’altro. Ed è questo che emoziona davvero in una grande amicizia.
Matano e Venier: una donna per amico
Papa Francesco diceva: «La vera amicizia consiste nel poter rivelare all’altro la verità del cuore». Ed è quello che ha fatto Alberto Matano, ed è quello che ha fatto Mara Venier. Si vogliono bene e sono sempre stati presenti l’uno nella vita dell’altra, anche nei momenti più difficili, perché ci sono stati anche quei momenti.
Per molti Alberto Matano sarà l’erede di Mara Venier su Raiuno. Alberto non ne vuole neanche parlare: per lui Mara è un’amica presente, una collega presente, un talento di cui non si può fare a meno. E non è un caso che Alberto Matano e suo marito, l’avvocato cassazionista Riccardo Mannino, abbiano voluto proprio Mara come officiante per il loro matrimonio. «Fu proprio Mara a convincermi a sposare Riccardo: una sera a cena ha cominciato a dirci: “Cosa aspettate a sposarvi?”. Aggiunse: “Da qui non ci si alza se non mettiamo giù una data”».
Era in un ristorante, credo che fosse un ristorante del Ghetto, dove abitava Mara allora. Riccardo cominciò a guardare il telefonino. Alberto pensava che stesse guardando altro, forse non interessato dalle richieste di Mara. Invece l’avvocato stava cercando una data adatta alla cerimonia, che tenesse conto dei suoi impegni di lavoro, di quelli del compagno, e quelli di Mara.
«Già, Riccardo stava proprio cercando una data ed è cominciata una corsa contro il tempo per organizzare tutto in un mese e mezzo. Ringrazio ancora la mia amica Mara Venier perché il suo intervento, la sua domanda, le sue insistenze sono state la goccia che mancava per portarci a questo passo».
Manila Nazzaro, Milena Miconi, Matilde Brandi
L’amicizia ti dà quella spinta che a volte manca, e ti serve una persona accanto per farti fare la scelta giusta. Cicerone scriveva: «Coloro che eliminano dalla vita l’amicizia eliminano il sole dal mondo».
«Sono sicuramente il sole della mia vita le mie due amiche Matilde Brandi e Milena Miconi», mi dice Manila Nazzaro, una ragazza che è lei stessa il sole, un sole che ha imparato ad amare quando i suoi genitori la portavano al mare nella sua Foggia.
«La nostra amicizia è nata quando eravamo già donne cresciute, con esperienza alle spalle, ma non si è mai abbastanza cresciute per affrontare certe scelte che ci possono anche far paura. Ed io, sola, divorziata, con due figli ormai grandi, ho trovato in Stefano Oradei un compagno di vita, un principe. Certo, posso capire che un uomo giovane, bello, con una carriera solida alle spalle, potesse avere il desiderio di avere un figlio. Ma purtroppo quel figlio non arrivava. E sono state proprio Milena e Matilde ad aiutarmi in un percorso di inseminazione artificiale che non avrei mai avuto il coraggio di affrontare.
E non è stato facile perché è stato un percorso lungo, faticoso, e ho dovuto prendere anche farmaci che danno effetti collaterali. Ma loro mi sono state vicine, mi hanno accompagnato alle visite fin dal primo giorno. E mi sono state vicine anche per la delusione, quando ho dovuto rinunciare perché il mio corpo si rifiutava di affrontare quelle cure e non ce l’ho fatta a continuare. Ho rinunciato. Ma sia loro, sia il mio compagno Stefano mi hanno spiegato che noi siamo già una famiglia. E allora ho abbracciato il loro amore: mi hanno fatto capire che si può essere felici anche se certi obiettivi non si riescono a raggiungere».
Alba Parietti e Paola Ferrari
Albert Camus scriveva: «Non camminare dietro a me, potrei non condurti. Non camminarmi davanti, potrei non seguirti. Cammina soltanto accanto a me e sii mio amico».
«Questo aforisma ben si adatta alla mia storia di amicizia con la giornalista e conduttrice televisiva Paola Ferrari». Chi parla è Alba Parietti, che con Paola Ferrari è cresciuta, partendo entrambe come ragazze semplici, di una famiglia semplice, e con un’ambizione che per entrambe non ha cercato compromessi.
«Ci conosciamo da quando eravamo davvero ragazze. Paola era bellissima, e lo è ancora. Uscivamo la sera, ma stavamo sempre molto attente e ci siamo sempre protette l’una con l’altra».
Ed è Paola a ricordare che la loro amicizia nasce anche perché, nel momento più delicato del lavoro, ha aiutato l’amica: «Avevamo trent’anni, lei aveva ricevuto un’offerta da Telemontecarlo per un programma che poi non andò in porto. Le offrirono poi di condurre Galagoal per gli Europei di calcio e a una cifra importante. Alba era molto incerta: eravamo due ragazze e i soldi facevano comodo. Di calcio non ne sapeva molto, mentre io avevo già fatto la mia prima Domenica Sportiva. Le davo lezioni di calcio sul terrazzo di casa mentre Francesco, il figlio di Alba, faceva i compiti».
«Proprio Paola mi diede i primi consigli anche per quanto riguarda i vestiti, li scegliemmo insieme. A volte il successo allontana le amiche, invece a noi non è successa questa cosa, neanche dopo tutti questi anni: spesso ci incrociamo a Ibiza, dove io ho una casa, e stiamo sempre insieme e ci sosteniamo, scoppiamo a ridere, ci prendiamo in giro, proprio come quando eravamo ragazze».
E continuiamo a farlo, aggiunge Paola Ferrari: «Io tra le due sono la rompiscatole, sono la bacchettona, per cui ogni tanto la sgrido. Lei, ridendo, mi rinfaccia di non rompere e che se io oggi ho due figli splendidi è per merito suo, e ha ragione: fu lei a presentarmi Marco De Benedetti. Ci unisce pure il nostro passato di bambine: tutte e due abbiamo avuto delle mamme molto impegnative, che hanno creato anche dei problemi importanti, ma forse è stato anche grazie alle mamme se oggi siamo così forti. Ci uniscono tante affinità», dice Paola Ferrari.
«Non a caso mi ha voluto come sua testimone di nozze», conclude Alba Parietti, «in pratica la nostra è una sorellanza».
Sophia Loren e Mastroianni: più forti dell’amore
«Ma che disastro, io mi maledico: ho scelto te, una donna, per amico».
La canzone di Lucio Battisti, scritta da quel poeta che è Mogol, non si adatta certo a quella che è stata una delle più grandi amicizie che la storia del cinema possa ricordare: parlo di Marcello Mastroianni e di Sophia Loren.
«La nostra amicizia è qualcosa di meglio di una storia d’amore», ammetteva Marcello Mastroianni e aggiungeva: «Gli amori spesso finiscono, la mia amicizia per Sofia invece è eterna».
E con il solito suo umorismo Marcello aggiungeva: «È la donna con cui ho avuto la storia più lunga: la nostra vicenda dura dal 1954 e non è ancora chiusa».
Marcello e Sophia hanno girato insieme più di dieci film. «Sono sempre state esperienze meravigliose», diceva Marcello. «Me ne rendo conto quando mi accoppiano d’ufficio con attrici somare», ammetteva Mastroianni durante un’intervista televisiva a Enzo Biagi. «Capita magari che siano gentili e carine, e allora la cosa è sopportabile; a volte sono solo asine e, in questo caso, aspetti la fine del film come una liberazione. Sofia invece, ogni volta che mi hanno annunciato che avrei fatto un film con lei, sono semplicemente impazzito di gioia».
Altrettanto tenera e ironica Sophia Loren quando ricorda Marcello: «Io e Marcello eravamo legatissimi. Marcello era una gran forchetta, un golosone. Il piatto che voleva da me era robusto e glielo preparavo col cuore: fagioli con le cotiche. Penso che i nostri film funzionassero tanto anche perché dentro c’era la nostra amicizia, che era profonda, sincera, piena di gioco».
