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Rabbia studentesca da Parigi all’Italia: il movimento giovanile si prepara allo sciopero

Dalla mobilitazione transalpina all’ondata di proteste nella Penisola: la Rete degli studenti proclama la lotta fino al 20 novembre

Rabbia studentesca da Parigi all’Italia: il movimento giovanile si prepara allo sciopero
(Foto Ansa)

La prolungata ondata di proteste studentesche che sta travolgendo la Francia rischia di estendersi rapidamente al panorama scolastico e universitario italiano: nei licei e negli atenei della Penisola si stanno infatti moltiplicando le iniziative di solidarietà verso i coetanei transalpini, ponendo le basi per un percorso di mobilitazione interregionale destinato a culminare nelle giornate del 17 ottobre e del 20 novembre.

​Le radici della mobilitazione transalpina

​La protesta degli studenti in Francia ha preso il via lo scorso 21 settembre all’interno del liceo Saint-Exupéry di Créteil, nel dipartimento della Val-de-Marne, dove i ragazzi si sono mobilitati per denunciare la carenza organica di docenti, il grave sovraffollamento delle classi, il degrado delle strutture e i rigidi meccanismi d’accesso all’istruzione universitaria: nel giro di poche settimane la contestazione si è trasformata in una rivolta a livello nazionale, arrivando a paralizzare centinaia di istituti in tutto il Paese.

​Escalation di violenze e scontro politico

​Col passare dei giorni la mobilitazione si è inasprita, sfociando in gravi incidenti ed episodi di tensione e violenza: si sono registrati roghi, lanci di oggetti verso le forze dell’ordine e consistenti danni materiali in numerose città, tra cui Nantes, Strasburgo, Le Havre, Marsiglia e Tolosa. Le fiamme hanno danneggiato diversi edifici imponendo l’intervento dei vigili del fuoco; a Parigi si è assistito al fittissimo lancio di sassi contro un’auto della polizia e all’assalto a un tram in servizio, il cui parabrezza è andato in frantumi. Nel valutare i disordini, il ministro dell’Istruzione francese Édouard Geffray ha definito «legittime» le rivendicazioni di partenza degli studenti, sostenendo tuttavia che il movimento sia stato in seguito «infiltrato e instrumentalizzato da gruppi politico-radicali».

​Le rivendicazioni del movimento studentesco

​I manifestanti chiedono a gran voce migliori condizioni di insegnamento e più risorse per le scuole: nel mirino ci sono i vuoti d’organico tra il personale docente e ATA, la necessità di aule con meno alunni e strutture dignitose, la richiesta di orari meno gravosi e un deciso potenziamento dei fondi per l’università. Tra i nodi centrali figura inoltre la ferrea avversione a Parcoursup, la piattaforma governativa che gestisce le iscrizioni agli atenei, vissuta da migliaia di giovani come un fattore di fortissima pressione psicologica e incertezza per il futuro.

​Il fronte sindacale e l’appello allo sciopero

​Constatata la mancanza di interventi incisivi da parte dell’esecutivo, le sigle rappresentative degli studenti hanno rilanciato la protesta: l’Union syndicale lycéenne (Usl) ha infatti esortato a «continuare le manifestazioni». Un nuovo sciopero generale nazionale è stato fissato per martedì 6 ottobre, appuntamento al quale hanno garantito il proprio apporto anche i sindacati dei lavoratori Cgt e Solidaires, come confermato dal presidente dell’Usl Ryad Razi.

​Allerta sicurezza e contromisure del Viminale

​L’estendersi dei disordini oltreconfine ha spinto il ministero dell’Interno italiano a correre ai ripari: il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, guidato dal ministro Matteo Piantedosi, ha disposto di rafforzare ulteriormente i dispositivi di sicurezza sull’intero territorio. L’attenzione delle forze dell’ordine è rivolta non solo ai cortei previsti per il terzo anniversario dell’attacco di Hamas del 7 ottobre e alle proteste contro il caro-carburanti, ma anche al possibile contagio delle proteste studentesche che stanno chiamando a raccolta i giovani italiani.

​L’avvio delle piazze in Italia e l’asse coi lavoratori

​I primi segnali di mobilitazione si sono registrati a Genova, dove si è tenuta un’assemblea tra studenti e lavoratori portuali. I collettivi di Cambiare rotta hanno espresso piena «Solidarietà agli studenti francesi in lotta», sottolineando in una nota: «Quello che sta accadendo riconferma che l’alleanza tra studenti, giovani e lavoratori è una necessità concreta e vincente di fronte a un modello che scarica sui giovani, la classe lavoratrice e le fasce popolari il costo del riarmo, mentre vengono tagliate risorse fondamentali per la formazione e il welfare». Contestualmente, altre manifestazioni hanno preso il via a Roma, in piazza Bocca della Verità, per contestare la riforma della legge elettorale.

​La mappa delle proteste nel Paese

​Dagli atenei della Federico II di Napoli fino alle piazze di Torino, gli studenti italiani si stanno organizzando per riaccendere i riflettori sul dramma del caro affitti. Parallelamente, la Rete degli studenti medi del Lazio – reduce dalle contestazioni contro il decreto scuola e dal presidio a Montecitorio al fianco di Mediterranea Saving Humans e Spin Time – ha confermato che lo stato di agitazione proseguirà compatto nelle aule e nelle piazze nelle date chiave del 17 ottobre e del 20 novembre.

​Il no al riarmo e la vicinanza ai coetanei francesi

​Il coordinamento nazionale ha proclamato lo sciopero generale fino al 20 novembre, ponendosi in solidarietà agli studenti francesi e scagliandosi apertamente «contro la leva militare e la propaganda bellicista in Germania». La Rete degli studenti ha diffuso un appello diretto ai manifestanti d’Oltralpe: «A tutti gli scioperanti in Francia: siamo al vostro fianco. Diserteremo le loro guerre. Soldi alle scuole, non alle armi». Nel comunicato si evidenzia inoltre una profonda ingiustizia sociale: «In Francia, così come in Italia, c’è una contraddizione che ci rifiutiamo di non contrastare: mentre vengono presi in causa bilanci ristretti come motivo dei tagli all’istruzione, al welfare, alla sanità, allo stesso tempo vengono stanziate somme enormi per il riarmo militare».

​La denuncia sui tagli all’istruzione pubblica

​In conclusione, la Rete degli studenti italiani ha voluto riassumere i motivi della rivolta che sta attraversando l’Europa: «Da giorni in Francia gli studenti sono in sciopero a causa della carenza di insegnanti, di edifici scolastici fatiscenti e delle aule sovraffollate». I rappresentanti studenteschi hanno poi sottolineato lo squilibrio nelle scelte d’investimento dei governi: «In Francia, secondo il Ministero della Difesa francese, il bilancio della difesa per il 2026 ammonta a 50,5 miliardi di euro (+3,3 miliardi in più rispetto all’anno precedente), mentre i governi stanno attuando dure misure di austerità sulle spalle delle lavoratrici, dei giovani e delle studentesse e degli studenti: non accetteremo tutto questo».