Nessuna forza militare sarà inviata al fronte ucraino in una eventuale esercito per garantire la pace tra Kiev e Mosca, a seguito di una tregua. È stato nuovamente ribadito durante il Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi tra la premier Giorgia Meloni, i suoi vice Antonio Tajani e Matteo Salvini e il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a poche ore dal vertice di Parigi sulla pace e la sicurezza dell’Ucraina, che vedrà la partecipazione dei cosiddetti volenterosi. Come viene spiegato una nota del governo durante l’incontro a quattro «è stato ribadito l’impegno alla costruzione insieme ai partner europei e occidentali e con gli Stati Uniti di garanzie di sicurezza solide ed efficaci per l’Ucraina che trovino fondamenta nel contesto euroatlantico».
La linea italiana
Più che a una coalizione di eserciti europei il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, come sottolineato più volte, sarebbe più propenso a una missione per conto delle Nazioni Unite. «Ciò anche sulla base di un modello che in parte possa ricalcare quanto previsto dall’articolo 5 del Trattato di Washington, ipotesi che sta riscontrando sempre più interesse tra i partner internazionali», come viene scritto ancora nella nota di Palazzo Chigi.
Cosa aspettarsi dal vertice
Intanto, a Parigi è già arrivato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in vista della riunione a cui parteciperanno 31 Paesi, tra cui i membri dell’Unione europea e anche della Nato, come Regno Unito, Canada, Norvegia e Turchia. Il vertice, nato sulla spinta del presidente francese, Emmanuel Macron, e del premier britannico, Keir Stamer, ha come obiettivo principale quello di definire le garanzie di sicurezza che i Paesi in questione sono disposti ad offrire, da qui il nome «volenterosi». Stando ad alcune fonti, durante l’incontro, tra le altre cose, sarà anche discusso un trattato di pace da presentare in una fase successiva agli Stati Uniti. Sul tema spinoso dell’invio di truppe di peacekeeping in Ucraina, però, non è solo l’Italia a tentennare, lo fa anche la Polonia del premier Tusk. Una decisione fin da subito sostenuta, invece, da Regno Unito e Francia. Mark Rutte, il segretario della Nato, in ogni caso, ha ribadito la sua posizione a Varsavia: «Se qualcuno pensa, sbagliando, che ci può attaccare senza conseguenze, incontrerà la risposta fiera di questa alleanza, la nostra reazione sarà devastante».