Rinnovabile, inesauribile e costante, con un impatto ambientale minimo, ma finora poco utilizzata. È la geotermia la risposta alla crisi energetica? Assenza di emissioni e costi operativi bassissimi. La geotermia potrebbe essere una risposta concreta alla crisi energetica in atto, ma da anni resta un progetto sviluppato solo in parte.
«Il Mezzogiorno, la Mecca delle fonti rinnovabili del Paese – dice il presidente Svimez, Adriano Giannola, in un focus all’interno del rapporto 2025 – da anni contribuisce in misura significativa allo sviluppo del solare fotovoltaico e dell’eolico e tale contributo dovrebbe aumentare nel prossimo quinquennio. Curiosamente, manca all’appello la fonte, continua e più efficiente, che meglio può contribuire alla decarbonizzazione e alla riduzione della dipendenza energetica: la geotermia. Un potenziale tre volte superiore a quello del solare e dieci volte a quello dell’eolico».
Alternativa al nucleare
Secondo gli esperti, attraverso la geotermia si potrebbero ridurre le bollette energetiche fino al 75%, offrendo soluzioni versatili per riscaldamento, raffrescamento e produzione elettrica. Questo tipo di energia gioca un ruolo fondamentale nella transizione energetica, aggiungendosi al mix energetico di nuove fonti rinnovabili e pulite, in grado di ridurre le emissioni di anidride carbonica e sostanze nocive per il benessere del pianeta.
E non è un caso se il premio Nobel, Carlo Rubbia, sosteneva già alcuni anni fa che «dalla geotermia si potrebbe ottenere l’energia fornita da quattro grandi centrali nucleari, subito e senza rischi». Una fonte rinnovabile, finora rimasta tuttavia inutilizzata: con i suoi 0,96 GW, che ha fornito nel 2024 appena il 2% circa dell’elettricità prodotta in Italia, nonostante il tasso di dipendenza energetica del nostro Paese superi, secondo l’Ispra il 76%. Non si tratta solo della mancanza di impianti ad alta o media entalpia: è quasi assente anche lo scambio di calore geotermico, una tecnologia efficace che, pur non producendo energia, consente enormi risparmi grazie a sistemi di riscaldamento e raffreddamento basati su sonde geotermiche.
«L’Unione Geotermica Italiana – conclude il presidente Svimez Giannola nel suo approfondimento sul tema – propone da tempo di aumentare la capacità installata, ma finora i grandi enti di Stato, Enel ed Eni hanno ignorato questi appelli della comunità scientifica. E il governo, pur riconoscendo il potenziale geotermico per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione (fino al 10% della produzione elettrica), lavora alla legge per il ritorno al nucleare».
Gli impianti toscani
Con quasi 120 MW di potenza installata, la «Valle Secolo» è la principale della serie di centrali geotermiche che si concentrano in una piccola area nel territorio di Pomarance, in Toscana, al confine tra le province di Pisa, Siena e Grosseto. In questa zona si trovano 34 impianti, con 37 gruppi di produzione e una potenza complessiva di circa 800 MW. La centrale è entrata in esercizio agli inizi degli anni Novanta, produce 854 milioni di KWh/anno e serve al fabbisogno energetico di circa 316mila famiglie, il 30% di quelle toscane. Ogni anno evita l’emissione in atmosfera di 391.588 tonnellate di anidride carbonica. È l’unico impianto italiano. Numerose centrali geotermiche sono presenti invece in Francia, Germania, Portogallo, Croazia e, ovviamente, Islanda.