I giudici della Corte Suprema che hanno votato contro il piano di dazi di Donald Trump sono una «vergogna» per l’America. Il presidente americano è furioso per la sentenza del massimo tribunale Usa e per il tradimento di tre giudici conservatori, di cui due nominati da lui nel suo primo mandato. E annuncia vendetta: un 10% di tariffe in più per tutti, senza l’autorizzazione del Congresso, ma invocando una legge dell’era Nixon perché la decisione della Corte, dice, lo «ha reso più potente di prima».
La reazione
A poche ore dal peggior schiaffo alle sue politiche economiche, The Donald ha espresso tutta la sua rabbia in una conferenza stampa gremita di giornalisti. «Sono profondamente deluso, mi vergogno per alcuni giudici che non hanno avuto il coraggio di fare la cosa giusta per l’America», ha attaccato, elogiando invece i tre conservatori che l’hanno sostenuto, Brett Kavanaugh, Clarence Thomas e Samuel Alito.
«Sono orgoglioso di loro», ha detto. Un Trump senza freni quello che ha accusato Amy Coney Barrett, Neil M. Gorsuch e il presidente del massimo tribunale John Roberts di essere «influenzati dai poteri stranieri». «Volevo fare il bravo ragazzo, adesso prenderò un’altra strada», ha avvertito annunciando un ulteriore dazio del 10% su tutte le importazioni negli Stati Uniti. «La decisione della Corte Suprema conferisce al presidente un potere di regolamentare il commercio e imporre tariffe più forte e più cristallino, anziché diminuirlo», ha tuonato.
Le mosse
Il commander-in-chief ha poi affermato di ricorrere ad altri strumenti legali per imporre la tariffa aggiuntiva. Probabilmente alludendo alla Sezione 122 del Trade Act del 1974, mai utilizzata e quindi un’incognita su come sarà interpretata dai tribunali. Approvata dopo che Richard Nixon impose una tariffa globale del 10% nel 1971 per cercare di risolvere uno squilibrio finanziario con il resto del mondo, consente al presidente di imporre tariffe temporanee per far fronte a «grandi e gravi deficit della bilancia dei pagamenti».
«Per proteggere il nostro Paese, un presidente può imporre più dazi di quante ne abbia applicati io in passato», ha detto Trump, insistendo sul fatto che la sentenza lo ha reso «più potente». D’altra parte lui e i suoi consiglieri si sono preparati per mesi alla possibilità che l’Alta Corte annullasse il piano dazi annunciato nel Liberation Day. In queste settimane ha parlato perfino di una questione di «vita o di morte» e brandendo lo spettro di un disastro economico in caso di bocciatura.
In privato, aveva però ammesso con i collaboratori più stretti di temere la sentenza. L’epilogo è stato il peggiore possibile per The Donald che, però, in conferenza stampa ha corretto parzialmente il tiro sulle conseguenze. «Non ci sarà un disastro economico perché ho delle alternative», ha assicurato. Un piano B che prevede tariffe globali di un altro 10%. «Quindi abbiamo perso?», ha chiesto a bassa voce il presidente dopo la notizia. Poi, rivolgendosi a chi gli stava vicino, ha confessato di essere «furioso».









