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La crisi di Ceuta infiamma il dibattito europeo tra rimpatri, contenziosi diplomatici ed il dramma delle vittime in mare

Il ministro Marlaska conferma il rientro di 70mila persone, Piantedosi difende i controlli italiani e Save the Children lancia l’allarme sui minori

La crisi di Ceuta infiamma il dibattito europeo tra rimpatri, contenziosi diplomatici ed il dramma delle vittime in mare
(foto Ansa)

La complessa emergenza migratoria che ha travolto l’exclave spagnola di Ceuta continua a registrare importanti sviluppi politici, diplomatici ed operativi in seguito alla riunione in videoconferenza dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea. Nel corso di una conferenza stampa al termine dei lavori, il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha tracciato un primo bilancio numerico della crisi: dall’inizio degli ingressi massicci sono state circa 72mila le persone entrate illegalmente nel territorio dell’exclave, di cui ben 70mila hanno già fatto rientro in Marocco. Durante il confronto con i colleghi europei è emersa una netta convergenza sulla necessità di contrastare il traffico d’esseri umani, potenziare le procedure di espulsione e stringere intese con i Paesi terzi, con il Consiglio Ue che ha sottolineato l’importanza di una comunicazione coordinata per evitare interferenze disinformative esterne.

Sul fronte italiano, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è intervenuto al Consiglio Giustizia e Affari Interni per chiarire che la decisione di ripristinare temporaneamente i controlli alle frontiere interne aeree e marittime non rappresenta una misura ostile nei confronti di Madrid, bensì una scelta cautelare volta a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta complessiva del sistema. Esprimendo la piena solidarietà al governo spagnolo, il titolare del Viminale ha ricordato come tale facoltà rientri nel Codice Frontiere Schengen ed abbia registrato quasi 500 notifiche dal 2006 ad oggi: il ministro ha sottolineato l’esigenza di applicare forti condizionalità ed aiuti economici vincolati alla cooperazione sui rientri per quei Paesi terzi che rifiutano di riaccogliere i propri cittadini, ricordando la forte pressione subita dall’Italia durante le crisi di Lampedusa ed evidenziando come la difesa dei confini sia persino costata in passato un processo penale ad un ministro della Repubblica.

Nel frattempo si intensificano le polemiche tra Madrid e Rabat circa le responsabilità della falla securitaria. Un alto funzionario marocchino ha riferito che il Regno aveva preventivamente avvertito le autorità spagnole, verso il 22 o 23 luglio, dei rischi derivanti da una sentenza della Corte Suprema di Madrid legata all’inapplicabilità dei respingimenti immediati per chi giungeva via mare: la fonte ha respinto ogni accusa di negligenza da parte dell’apparato di sicurezza locale, definendo irrealistico l’uso della forza bruta contro una folla oceanica e ricordando che la gestione dei flussi costa a Rabat circa 500mila euro all’anno. Sul territorio di Ceuta, la Guardia Civil ha attivato uno sportello dedicato ed un canale telematico per raccogliere le denunce di parenti e familiari dei dispersi: al momento sono almeno 44 le persone cercate ufficialmente dai congiunti – in gran parte giovani e minorenni -, mentre il computo delle salme recuperate oscilla tra le 72 registrate dal governo centrale e le 88 dichiarate dalla città autonoma, a cui si aggiungono 11 corpi rinvenuti dalle autorità marocchine ed un numero imprecisato di scomparsi che rischia di spingere il bilancio totale ben oltre le 100 vittime.

Alla già drammatica situazione dell’exclave si aggiunge la tragedia registrata a largo dell’arcipelago delle Baleari, dove 17 migranti di origini magrebine sono morti a causa della fame e della disidratazione dopo essere rimasti alla deriva per 15 giorni su un’imbarcazione partita con 19 persone a bordo dalle coste del Nord Africa. I soli due superstiti sono stati tratti in salvo dalla motovedetta della Salvataggio Marittimo a circa 12 miglia a sud-ovest di Maiorca e ricoverati in condizioni critiche all’ospedale Son Espases di Palma, mentre le ricerche aeree proseguono nell’area dell’avvistamento unitamente ad un secondo intervento che ha tratto in salvo altre 15 persone a sud-est di Ibiza. L’aggravarsi del contesto umanitario ha infine spinto Save the Children ad esprimerne fortissima preoccupazione per il sistema di protezione dell’infanzia di Ceuta, attualmente saturo con circa mille ragazzi assistiti a fronte di una capienza inferiore ad un centinaio di posti: l’organizzazione ed la referente Jennifer Zuppiroli chiedono l’identificazione immediata dei minori rimasti in strada, il loro trasferimento urgente verso la Spagna continentale ed un coordinamento immediato per garantire acqua, cibo e strutture di accoglienza adeguate.