Sono ore di altissima tensione in Medioriente. Mentre i mediatori cercano una soluzione diplomatica, Donald Trump lancia un pesante ultimatum a Teheran: o un accordo in tempi brevi o del Paese «non resterà più nulla». Dalla Casa Bianca si valuta la ripresa delle ostilità, con piani d’attacco già in preparazione secondo il New York Times. Il premier israeliano Netanyahu, dopo un colloquio con il tycoon, si dice pronto a ogni scenario, esortando però il presidente USA a prendere una decisione definitiva su un conflitto che vedrebbe Israele inevitabilmente chiamato a partecipare.
Ad aggravare la situazione si aggiunge il raid denunciato dagli Emirati Arabi Uniti, dove un drone ha colpito un generatore nei pressi della centrale nucleare di Barakah. L’incendio non ha causato vittime né anomalie radiologiche, ma Abu Dhabi ha condannato la “pericolosa escalation”, definendola una violazione diretta del diritto internazionale. Anche il capo dell’Aiea, Rafael Grossi, ha espresso profonda preoccupazione, ribadendo l’inaccettabilità di qualsiasi minaccia militare ai siti nucleari.
Sul fronte diplomatico, Arabia Saudita e Qatar premono per il dialogo, ma lo scoglio resta l’intransigenza delle parti. Teheran rifiuta le proposte di Washington diffuse dalle agenzie vicine ai pasdaran: gli Usa pretendono la consegna di 400 kg di uranio arricchito e lo smantellamento dei siti senza concedere lo sblocco dei beni congelati. Per l’Iran si tratta di condizioni irricevibili, mentre il tempo stringe e i venti di guerra soffiano sempre più forti.
