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Guerra in Medio Oriente, Trump è pronto a trattare ma gli attacchi non si fermano

La presunta trattativa per chiudere la guerra del Golfo non ha portato ad una de-escalation, perché Iran e Israele hanno continuato a scambiarsi duri colpi. I missili di Teheran che trasportano ordigni a grappolo hanno bucato l'Iron Dome centrando una zona residenziale nel cuore di Tel Aviv e l'Idf ha risposto con bombardamenti in diverse…
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La presunta trattativa per chiudere la guerra del Golfo non ha portato ad una de-escalation, perché Iran e Israele hanno continuato a scambiarsi duri colpi. I missili di Teheran che trasportano ordigni a grappolo hanno bucato l’Iron Dome centrando una zona residenziale nel cuore di Tel Aviv e l’Idf ha risposto con bombardamenti in diverse zone del Paese nemico, compresa la capitale, nel fuoco incrociato anche sul fronte libanese.

Il negoziato appare del resto ai primi stadi attraverso i mediatori regionali. Il Pakistan si è offerto di ospitare un tavolo di pace e secondo Axios si guarda a giovedì per primo un incontro ad alto livello, ma si attende una risposta dagli iraniani.

L’offensiva

Allo stesso tempo il tycoon sembra prepararsi a un’ulteriore offensiva, come dimostrano i piani del Pentagono di inviare nell’area altri tremila paracadutisti. Con la guerra nel Golfo arrivata alla quarta settimana, sono arrivati segnali ambigui dalla diplomazia. Trump, dopo aver annunciato addirittura un’intesa con Teheran su «15 punti», ha ricalibrato il tiro affermando che il negoziato prosegue, anche con il coinvolgimento di JD Vance e Marco Rubio.

Dal regime tuttavia nessun leader ha confermato finora l’apertura di una trattativa. Fonti interne hanno parlato soltanto di uno scambio di «messaggi» tra le parti «tramite intermediari per sondare» il terreno. Al dossier lavorano Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, che avrebbero aperto un canale con i Pasdaran, convincendo Trump a congelare i raid per 5 giorni. Ed è emersa l’ipotesi di organizzare un incontro a Islamabad tra Mohammad Ghalibaf, Steve Witkoff e Jared Kushner e Vance.

Intanto Washington proverà a sondare gli europei: Rubio è atteso venerdì a Parigi per il G7 Esteri, a cui sono stati invitati anche i ministri di India, Brasile e Corea del Sud. I mediatori arabi appaiono scettici sulla possibilità che la partita si chiuda a breve, perché sui contenuti le distanze sembrano ancora incolmabili.

La teocrazia non chiederebbe solo la fine della guerra, ma anche concessioni che rappresentano delle linee rosse per Trump. I mullah temono poi che l’annuncio della Casa Bianca di mettere in stand-by gli attacchi alle infrastrutture energetiche sia solo un tentativo per far calare i prezzi del petrolio e prepararsi a una nuova offensiva. Freddo sull’ipotesi di una pace è anche Netanyahu.

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