Contro il regime iraniano e contro la repressione delle forze di sicurezza, sono tante le proteste che si stanno estendendo in tutto il Paese, nonostante un blackout quasi totale di internet e delle comunicazioni. Migliaia le persone scese in piazza anche dopo l’appello dell’ex principe ereditario in esilio, Reza Pahlavi.
Denunce e vittime
Pahlavi ha denunciato il taglio di internet, delle linee telefoniche e possibili interferenze sui segnali satellitari, chiedendo a Europa e Stati Uniti di intervenire per ripristinare le comunicazioni. Per la Human Rights Activists News Agency le manifestazioni coinvolgono almeno 46 città in 21 province. Tra proteste – a Teheran, Mshhad, Isfahan e altre città – strade bloccate, veicoli incendiati e edifici simbolici presi di mira, tra cui un ufficio della televisione di Stato proprio a Isfahan, il bilancio provvisorio parla almeno di 45 morti e oltre 2200 arresti.
Violenze e incendi
Sono diverse le immagini video diffuse prima dell’oscuramento della rete che mostrano le manifestazioni in diversi luoghi. A Mashhad, città natale della Guida Suprema Ali Khamenei, migliaia di persone avrebbero viaggiato lungo un importante viale e secondo organizzazioni dei diritti umani due ufficiali del regime sarebbero stati uccisi a Kermanshah.
Violenze e incendi secondo la tv di Stato iraniana sarebbero stati fomentati da “agenti terroristi” legati a Stati Uniti e Israele, poi parla genericamente di vittime senza fornire dati. Analisti e attivisti sostengono invece che il blackout digitale serve a impedire al mondo di vedere la repressione in corso.
Khamenei rifiuta gli aiuti Usa
Il presidente Usa Donald Trump ha avvertito Teheran che Washington è pronta a «colpire duramente» il regime se continuerà a reprimere le manifestazioni, lasciando intendere che la posizione di Khamenei sia sempre più fragile. Immediata la replica della Guida Suprema che ha invitato Trump a «occuparsi dei problemi del suo Paese» e ribadendo che l’Iran «non cederà sui propri principi».
L’Ue preoccupata
Preoccupata invece l’Unione europea per l’aumento di morti e feriti e per questo condanna ogni violenza contro i manifestanti pacifici, oltre alla richiesta del ripristino dell’accesso a Internet. Scontri anche digitali, sui social è botta e risposta tra la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e la missione iraniana presso l’Ue. «Respingiamo inequivocabilmente le dichiarazioni interventiste dei deputati al Parlamento europeo, inclusa la presidente Roberta Metsola, sugli affari interni dell’Iran. La loro ipocrisia e il loro approccio basato su doppi standard nei confronti di diritti e principi sono disgustosi». Così sul profilo della missione iraniana, dopo il post di ieri di Metsola sulla situazione nel Paese.
«Gli stessi deputati del Parlamento europeo che sono rimasti in silenzio sul genocidio a Gaza e sull’uccisione di centinaia di iraniani durante la guerra di aggressione israeliana, ora cercano di diffondere resoconti distorti delle proteste pacifiche in Iran e di versare lacrime di coccodrillo per i diritti del popolo iraniano con obiettivi ostili».
«Dev’essere bello poter twittare dall’Europa e poter usare internet liberamente per esprimere pubblicamente il proprio dissenso con i leader, senza essere arrestati, picchiati o vedere le telecomunicazioni del Paese bloccate. Questo è il genere di cose che la gente chiede nelle strade iraniane», ribatte a sua volta Metsola in un post.










