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Iran nel caos: repressione violenta, blackout internet fino a marzo. Pahlavi promette il ritorno

Le proteste in Iran, iniziate il 28 dicembre a causa della crisi economica, hanno provocato una violenta repressione da parte delle autorità. Secondo fonti locali, sono state arrestate almeno 3mila persone, mentre organizzazioni per i diritti umani stimano oltre 19mila arresti e più di 2.500 morti. Il capo della polizia di Teheran, Ahmad-Reza Radan, ha dichiarato che l’ordine è stato «ripristinato», attribuendo il successo alla cooperazione della popolazione con le forze di sicurezza. Contestualmente, il governo iraniano ha prorogato il blackout di Internet fino a fine marzo, in concomitanza con il Capodanno persiano, per «ragioni di sicurezza».

Gli Stati Uniti si preparano a inviare ulteriori forze e risorse in Medio Oriente, inclusi gruppi d’attacco di portaerei e sistemi di difesa aerea, pur senza aver ancora deciso un intervento militare. L’amministrazione statunitense privilegerebbe comunque la diplomazia, affrontando questioni nucleari, missilistiche e dei proxy iraniani. L’Unione europea ha chiesto la fine delle esecuzioni dei manifestanti e condanna l’uso della pena di morte come strumento di repressione, sottolineando il sostegno alle aspirazioni di libertà del popolo iraniano.

Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià, ha annunciato dagli Stati Uniti l’intenzione di tornare in Iran per guidare una transizione democratica, ricevendo sostegno dai manifestanti iraniani all’estero, tra cui in una manifestazione davanti alla Farnesina a Roma. Personalità pubbliche come Madonna e registi come Jafar Panahi hanno espresso solidarietà ai manifestanti, denunciando la violenza del regime e auspicando un cambiamento.

Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato sia con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian sia con il premier israeliano Netanyahu, confermando sforzi di mediazione e dialogo. Alcuni Paesi, come la Nuova Zelanda, hanno temporaneamente chiuso le loro ambasciate a Teheran per motivi di sicurezza. La Conferenza sulla sicurezza di Monaco ha escluso l’Iran a causa della repressione delle proteste, mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian accusa Stati Uniti e Israele di interferenze «negli eventi recenti in Iran».

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