L’Iran è attraversato da una rivolta di massa iniziata il 28 dicembre per motivi economici e rapidamente trasformatasi in una protesta politica contro il regime degli ayatollah. La repressione è stata durissima: secondo Iran International i morti sarebbero almeno 12mila, mentre fonti governative iraniane parlano di circa 2mila vittime e l’ong Hrana ne conferma almeno 646, avvertendo che i dati sono incompleti a causa del blackout di internet, in corso da oltre 100 ore. Molte vittime sono giovani e minorenni: il 17enne Amir Ali Haydari è diventato simbolo della repressione. Cresce l’allarme per esecuzioni sommarie, come quella annunciata del 26enne Erfan Soltani.
Il regime giustifica la repressione parlando di «operazioni terroristiche guidate dall’estero» e ha limitato le comunicazioni, mentre dà la caccia ai terminali Starlink per impedire la diffusione di video. Il governo ha annunciato un nuovo piano economico per tentare di placare il malcontento.
Le reazioni internazionali
Stati Uniti, Ue e Paesi europei hanno condannato la violenza e convocato gli ambasciatori iraniani. Ursula von der Leyen ha annunciato nuove sanzioni, mentre Palazzo Chigi e vari leader europei chiedono il rispetto dei diritti fondamentali. Donald Trump ha invitato apertamente i manifestanti a continuare, minacciando dazi del 25% contro chi commercia con Teheran e lasciando intendere possibili azioni militari, anche se senza truppe sul terreno. Washington ha inoltre invitato i cittadini americani a lasciare subito l’Iran.
Russia e Cina hanno condannato le minacce e le sanzioni unilaterali Usa, mentre milizie sciite irachene filo-iraniane hanno avvertito che reagirebbero a un attacco contro Teheran. La Francia e altri Paesi europei dichiarano sostegno al popolo iraniano ma invocano prudenza per la sicurezza dei propri cittadini detenuti o presenti nel Paese. Intanto l’opposizione in esilio si organizza: Reza Pahlavi afferma di avere un piano per la transizione post-regime, mentre la vedova dello Scià, Farah Diba, ha invitato le forze di sicurezza a unirsi ai manifestanti.