Il testo definitivo ancora non lo ha visto nessuno. Ma già la lettura delle bozze del disegno di legge sull’immigrazione ha fatto scattare non solo le proteste delle Ong per il blocco navale – una «promessa mantenuta» lo celebra Giorgia Meloni – ma anche la dura reazione delle opposizioni che hanno scovato tra i 17 articoli una misura che, a una prima lettura, limita i poteri ispettivi dei parlamentari ponendo dei paletti al libero accesso ai Cpr.
Le reazioni
Un fatto «molto grave» per cui vanno presi provvedimenti subito, stralciando eventualmente la norma al suo arrivo in Parlamento se non ci dovesse essere prima una «marcia indietro», chiedono in Aula alla Camera Pd, Avs, M5s e Riccardo Magi di +Europa, che per prima aveva denunciato «con sconcerto» la novità. Smentita, mentre si alzava il muro delle opposizioni, dal Viminale.
La norma incriminata, come si legge nell’ultima bozza in circolazione, riscrive le regole per le visite ai Cpr, prevedendo che possano accedervi senza autorizzazione, tra gli altri, «i membri del Governo e del Parlamento nazionale e i loro collaboratori stabili incardinati nell’ambito del loro ufficio, limitatamente alla facoltà di colloquio con gli stranieri presenti nei centri che ne fanno richiesta».
Andando così a limitare, dice Magi, le regole attualmente in vigore contenute nella direttiva Lamorgese del 2022 che invece prevede «l’accesso senza autorizzazione» ai centri da parte di «membri del Governo e del Parlamento nazionale e coloro che li accompagnano per ragioni del loro ufficio». Solo con il libero accesso «ci possiamo rendere conto delle effettive condizioni di detenzione». Sarebbe peraltro «irrealistico» consentire i colloqui sulla base delle richieste dei migranti perché «nessuno degli ospiti conosce i parlamentari che andranno in visita». Ma il Viminale assicura che non c’è «nessun intervento» sulle prerogative parlamentari e che «la norma intende mettere ordine sul tema degli accompagnatori del singolo parlamentare». Una «retromarcia» a cui deve seguire «una riscrittura», avverte Magi perché «così com’è scritta, riguarda chiaramente» anche «i parlamentari».
La rabbia delle Ong
Intanto è una voce unica, preoccupata ed arrabbiata, quella delle Ong che prestano soccorso nel mar Mediterraneo centrale. Una sola voce per denunciare che dietro l’approvazione del disegno di legge sull’immigrazione c’è «una strategia del governo per estromettere le Ong dal soccorso in mare dal Mediterraneo» perché si tratta solo «dell’ennesima tappa» dopo la legge Piantedosi e il Decreto Flussi. E a muovere le critiche sono Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch, Sos Humanity, Sos Mediterranee.
Per le Ong le misure «non mirano a governare i flussi di persone, ma a colpire e bloccare le navi umanitarie con il risultato di aumentare il numero di chi perde la vita in mare». Anche Save The Children esprime «preoccupazione» per le disposizioni proposte che provocano «un grave passo indietro sui minori soli» e chiede al Parlamento di opporsi «a un approccio che antepone la deterrenza alla protezione delle persone vulnerabili». Le 9 Ong denunciano anche che le nuove norme accelerano procedure di frontiera e rimpatri, ampliano la lista dei cosiddetti «Paesi di origine sicuri», in cui vengono ricompresi pure Egitto e Tunisia.