Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al ddl sull’immigrazione del governo Meloni, volto ad attuare il Patto europeo su migrazione e asilo e recepire la nuova direttiva UE sull’accoglienza. Il provvedimento, in 18 articoli, introduce norme su asilo, rimpatri, procedure di frontiera e gestione dei centri di trattenimento.
Tra le misure principali, la riorganizzazione del sistema nazionale di accoglienza, la possibilità di assegnare i richiedenti a specifiche zone geografiche, l’obbligo di residenza o di segnalazione periodica alle autorità e il riconoscimento digitale delle procedure di protezione internazionale. La bozza prevede che i ricorsi contro il diniego di asilo siano ammessi solo per motivi di legittimità e istituisce un monitoraggio indipendente sui diritti fondamentali.
Il ddl interviene anche sui Centri di permanenza per i rimpatri (CPR), standardizzandone le caratteristiche e vietando riprese audio-video senza autorizzazione, e disciplina il trattenimento dei minori non accompagnati, garantendo diritti e dignità. È prevista la possibilità di chiedere un contributo economico ai beneficiari di protezione internazionale che dispongano di mezzi sufficienti per alcune misure di integrazione obbligatorie.
Il testo include inoltre norme sulle procedure di rimpatrio e la cosiddetta “norma salva Almasri”, che consente la consegna dello Stato di origine per motivi di sicurezza o obblighi internazionali.
Tra le novità più controverse, il ddl prevede l’ipotesi di “braccialetto elettronico” per monitorare la presenza dei richiedenti asilo e attività di utilità sociale fuori dai centri. Particolarmente criticata è la norma sul blocco navale, che consente sanzioni fino a 50mila euro per violazioni, confisca della nave alla seconda infrazione e possibile dirottamento in Paesi terzi con accordi specifici. Emergency ha espresso forte preoccupazione, sottolineando il rischio di restringere ulteriormente l’operato delle Ong e il diritto alla vita dei migranti nel Mediterraneo.









