La Procura di Roma ha ricostruito un quadro accusatorio di estrema gravità, tenendo il focus sulla dinamica del delitto e sul comportamento di Mark Samson, reo confesso dell’uccisione di Ilaria Sula, studentessa scomparsa il 25 marzo dello scorso anno e ritrovata senza vita il 2 aprile in una valigia, in un dirupo a Capranica Prenestina, in provincia di Roma. All’imputato vengono contestate più aggravanti, tra cui la premeditazione, che secondo la Procura implicherebbero l’applicazione della pena massima. Cascini ha richiamato anche la nozione di femminicidio, pur non applicabile al caso specifico per ragioni temporali, come elemento utile a inquadrare la gravità della condotta
Nel corso della requisitoria, il procuratore aggiunto ha descritto un omicidio caratterizzato da una violenza pianificata e da una totale assenza di pietà. «Non c’è la crudeltà in senso giuridico, ma in senso naturalistico è a livello massimo», ha affermato il magistrato, sottolineando come l’imputato «non abbia avuto nessuna pietà nei confronti di questa ragazza». «Non ha avuto pietà mentre la colpiva, quando era a terra e mentre l’accoltellava», ha detto il procuratore aggiunto, ricostruendo una condotta definita lucida e disumana. Una freddezza che, secondo l’accusa, si sarebbe manifestata anche nella gestione delle fasi successive, fino agli interrogatori.
Secondo la ricostruzione della Procura, il delitto sarebbe stato premeditato: Samson avrebbe attirato la vittima in un contesto costruito ad arte, mentendo sulle proprie intenzioni e creando le condizioni per trovarla sola. L’aggressione, secondo l’accusa, sarebbe stata seguita da una sequenza di atti successivi che rafforzano il quadro di premeditazione: la pulizia della scena del crimine, il tentativo di cancellare le tracce di sangue, il trasporto del corpo in una valigia e l’abbandono in un dirupo.
