Dal palco dell’Ariston di Sanremo agli schermi di Italia Uno. Vincenzo Schettini, il professore di fisica pugliese diventato una star del web (con 3,4 milioni di follower su Instagram), ha scelto i microfoni de “Le Iene” per rispondere punto su punto alla bufera mediatica che lo ha travolto nelle ultime settimane.
Intervistato dall’inviato Daniele Bonistalli, in un servizio che faceva da contraltare alle accuse raccolte in forma anonima dalla giornalista Grazia Sambruna, il docente ha difeso a spada tratta il proprio operato, respingendo l’idea di aver usato gli studenti come pedine per il proprio successo personale.
I voti in cambio di “like” e le live su Youtube
Il nodo centrale delle polemiche riguarda il triennio 2016-2019, quando il professore prometteva voti in più a chi partecipava attivamente alle sue live su YouTube, invitando i ragazzi a lasciare commenti per indicizzare i video. «Erano dei compiti a casa, non c’era alcuna costrizione – ha ribattuto fermamente Schettini –. Su come far lavorare i ragazzi esiste la libertà d’insegnamento. L’incentivo, il premio, era voluto affinché studiassero. Era di fatto un doposcuola senza chiedere una lira, cosa c’è di sbagliato in questo?».
Il professore ha respinto anche l’accusa di essersi arricchito sfruttando gli alunni. A supporto della sua tesi, il programma tv ha mostrato i dati reali di monetizzazione del canale “La fisica che ci piace” in quegli anni: tra il 2016 e il 2018 i ricavi generati sono stati inferiori ai 200 euro. «In quegli anni monetizzavo una cifra ridicola», ha chiosato il docente, spiegando che l’intento di filmare in classe era quello di mostrare ai giovani come diventare content creator culturali.
Video cancellati e la questione iPad
Schettini ha poi chiarito la presunta “imposizione” dell’acquisto di iPad per seguire le sue lezioni interattive. Ha smentito categoricamente di aver mai intascato provvigioni da Apple, precisando di essere stato solo un ADE (Apple Distinguished Educator), un docente formato per usare la tecnologia a fini didattici, e che le regole sulle classi digitali venivano stabilite dal collegio docenti. Nessuna irregolarità è emersa nemmeno sul fronte delle assenze, risultate pienamente in linea col contratto scolastico.
Infine, il “giallo” dei 104 video misteriosamente spariti dal suo canale domenica 22 febbraio, proprio in concomitanza con lo scoppio delle polemiche. Un autogol che il professore ammette senza riserve: «Lo so, è colpa mia. Mi sono fatto prendere dal panico e ho pensato che fosse un modo per spegnere la polemica. Sono stato un ingenuo, ma toglierli è stata una sofferenza: li ho salvati e li ripubblicherò». Alla domanda se sia diventato famoso a spese dei suoi studenti, Schettini risponde con un sorriso amaro ma deciso: «Non a loro spese, ma con i miei studenti. Loro hanno vissuto con me questa rivoluzione e la scuola che cambia».