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Il paradosso della lettura, un mercato ancora solido e un Paese in cui l’83% dei Comuni non ha librerie

La rete indipendente resta maggioritaria, ma soffre di squilibri fra città e paesi. Il Mezzogiorno ospita il 30,8% dei negozi

Il paradosso della lettura, un mercato ancora solido e un Paese in cui l’83% dei Comuni non ha librerie
Paolo Ambrosini, presidente dell’Associazione Librai Italiani di Confcommercio

Un mercato da 1,8 miliardi di euro, ma l’83 per cento dei comuni italiani senza una libreria. È nella distanza tra questi due numeri che si misura la contraddizione dell’economia del libro: un settore capace di generare ricchezza e occupazione, ma che non garantisce ovunque l’accesso alla lettura. È il quadro emerso ieri a Palazzo Altemps, a Roma, agli Stati generali per gli ottant’anni dell’Associazione Librai Italiani (Ali), con il Piano Olivetti per la cultura e il Centro per il libro e la lettura. Il primo censimento realizzato con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e la ricerca di Format Research contano 4.451 punti vendita e circa 12.200 addetti. Dati da leggere insieme alla geografia dell’accesso. Non è soltanto una questione commerciale.

La mappa delle assenze

Il Mezzogiorno concentra il 30,8 per cento delle librerie, davanti al Nord-Ovest (25,8), al Centro (23,7) e al Nord-Est (19,7). Ma il primato meridionale non smentisce la desertificazione culturale: le medie territoriali nascondono la distanza tra grandi città e piccoli comuni, dove spesso l’offerta scompare. Oltre tre librerie su quattro sono indipendenti, radicate nei territori eppure esposte a costi e margini fragili. Eppure non siamo davanti a un settore immobile: tra il 2017 e il 2025 i negozi di libri nuovi sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre quelli dell’usato sono cresciuti del 7,9 per cento. Nello stesso periodo gli occupati sono aumentati del 9,1 per cento nel nuovo e del 16,8 nell’usato. Nel nuovo, il 65,8 per cento dei dipendenti è donna. Cresce il lavoro, non la capillarità del servizio.

La fiducia come capitale

Il digitale è entrato nella promozione e nella gestione quotidiana, ma il negozio fisico continua a produrre quasi l’80 per cento del fatturato. Sette clienti su dieci tornano abitualmente nella stessa libreria. È un’economia fondata anche sulla relazione: per il 65,7 per cento dei librai la competenza decisiva è saper ascoltare, orientare, costruire fiducia. L’80 per cento dei punti vendita organizza incontri, presentazioni e laboratori gratuiti, un valore non interamente visibile nei bilanci. Il libraio, età media 53 anni, è al tempo stesso imprenditore, consulente e animatore culturale. Ma questa funzione pubblica poggia su imprese poco redditizie. E l’83,4 per cento degli operatori prevede cambiamenti nel prossimo futuro: non solo per competere con l’e-commerce.

Sostegno e futuro

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, in un messaggio letto da Stefano Lanna, ha ricordato il credito d’imposta fino a 20 mila euro annui per ciascuna libreria indipendente e il bando da 4 milioni per le imprese under 35, con contributi fino a 24 mila euro e un milione dedicato ai territori più svantaggiati. Citati anche i 60 milioni destinati agli acquisti delle biblioteche nel biennio 2025-2026. Interventi sull’offerta, mentre Carlo Fontana, presidente di Impresa Cultura Italia, chiede agevolazioni fiscali per stimolare i consumi culturali. Paolo Ambrosini, presidente Ali, sollecita una strategia nazionale per sostenibilità e ricambio generazionale. Il nodo è proprio questo: senza una domanda più ampia e una rete più distribuita, la libreria rischia di essere indispensabile alla vita culturale di una comunità, ma troppo fragile per riuscire a restarvi.