Il decreto lavoro è ufficialmente legge dello Stato. L’aula del Senato ha confermato il voto di fiducia posto dal governo con 94 voti favorevoli, 61 contrari e due astenuti, completando l’iter dopo il primo via libera della Camera. Un percorso parlamentare tortuoso, rallentato da ben 674 emendamenti delle opposizioni, che ha costretto l’esecutivo a blindare il testo. Soddisfatta la premier Giorgia Meloni: «Manteniamo gli impegni presi. Sosteniamo il lavoro e la dignità, non la dipendenza dai sussidi e l’assistenzialismo esasperato».
Calderone: «La scelta giusta»
«Questo decreto è la cosa giusta da fare al momento giusto», ha rivendicato con forza la ministra del Lavoro, Elvira Calderone. L’esecutivo ha blindato il modello basato sulla contrattazione collettiva, che copre già il 98% dei lavoratori tramite i contratti firmati dai sindacati maggiormente rappresentativi, rifiutando la proposta di un salario minimo legale. Dal fronte parlamentare di Fratelli d’Italia, i senatori Lucio Malan e Giorgio Salvitti hanno rimarcato come la norma sconfigga i «contratti pirata» stanziando oltre 930 milioni di euro per far rimanere l’Italia la «locomotiva d’Europa» nel calo della disoccupazione.
La replica delle opposizioni
Diametralmente opposta la lettura delle minoranze, che accusano la maggioranza di aver compresso il dibattito. «Non c’è nulla da festeggiare: non mettono un euro per alzare gli stipendi e lasciano 4 milioni di lavoratori poveri sotto la soglia dei 9 euro», ha tuonato Arturo Scotto (Pd). Critiche sferzanti sono giunte anche da Annamaria Furlan (Italia Viva), che ha contestato i paletti troppo rigidi sui bonus, e da Tino Magni (Avs), secondo cui il testo favorisce solo le imprese: «I lavoratori, oltre al salario giusto, hanno bisogno di un orario giusto e del recupero reale dell’inflazione».
La svolta: salario giusto e Tec
Il cuore del provvedimento stabilisce che la contrattazione collettiva è l’unico strumento per determinare la corretta retribuzione. Il parametro di riferimento diventa il Trattamento economico complessivo (Tec) dei contratti leader, che include paga base, tredicesima, tfr, indennità e welfare contrattuale. Per i contratti minori viene imposto il divieto di scendere sotto queste soglie. Inoltre, per sbloccare i rinnovi, in caso di mancato accordo, dopo nove mesi dalla scadenza scatterà un adeguamento forfettario pari al 50% dell’inflazione Ipca.
I bonus per giovani e donne
Il pacchetto occupazione mette in campo 934 milioni di euro destinati a esoneri contributivi totali, fino a 24 mesi, per chi assume a tempo indeterminato o stabilizza i lavoratori. Gli sgravi previdenziali variano dai 500 ai 650 euro mensili per gli under 35 e arrivano fino a 800 euro per le donne svantaggiate residenti nelle regioni della Zona economica speciale (Zes). L’accesso ai benefici statali resta però rigidamente subordinato al rispetto del salario giusto da parte dell’azienda.
Stretta su rider e caporalato
L’ultimo tassello riguarda il lavoro digitale, con una prima stretta mirata a tutelare i ciclofattorini. In attesa della direttiva europea, l’accesso alle piattaforme sarà consentito solo tramite identità digitale (Spid o Cie), con il divieto assoluto di cedere il proprio account. Infine, scatta la presunzione di lavoro subordinato se emerge un controllo automatizzato da parte delle aziende.
