Il disegno di legge per combattere l’antisemitismo divide il Senato fino all’ultimo. L’aula l’ha approvato con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti e ora passerà alla Camera. L’unanimità è lontanissima, come era prevedibile. E nonostante il testo sia stato cambiato rispetto alla proposta iniziale della Lega e non preveda più il divieto di manifestazioni e le sanzioni penali.
Le opposizioni si sparpagliano tra il «no» di Avs e 5 Stelle e le divisioni interne al Pd: 21 senatori su 36 si astengono. Altri 6 votano sì. Sono i cosiddetti riformisti dem, convinti della necessità della legge e trainati da Graziano Delrio che non a caso si era intestato una proposta sul tema, disconosciuta dai vertici Dem. Salvano il ddl e lo votano anche Italia viva, Marco Lombardo di Azione e 5 senatori delle Autonomie. Si aggiungono quindi ai sì del centrodestra. Una frammentazione che tradisce l’auspicio di Liliana Segre perché ci fosse «un’ampia convergenza» e che anima lo scontro in Aula.
Colpa, secondo i più scettici, della definizione operativa di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra). Adottata nel 2016 e citata nell’articolo 1, è al centro del ddl che ripudia «ogni forma» di odio verso gli ebrei. Per definire cosa è antisemitismo e cosa no si affida ai relativi «indicatori» (citati nel testo).
Sono esempi di situazioni potenziali di odio contro gli ebrei. Ma sta proprio qui il nodo che divide gli schieramenti. Il rischio – ripetono Pd, Avs e M5s in aula con sfumature un pò diverse – è che il bollino «antisemita» si applichi anche alle critiche al governo di Israele. Per Peppe De Cristofaro di Avs, quella definizione è «generica e unilaterale» e denuncia che è stata usata per vietare una conferenza stampa all’università di Oxford a cui avrebbe partecipato il regista Ken Loach.
Il Pd ne rileva le «ambiguità» perché induce a confusione tra ebraismo e critiche politiche a Israele, da tenere distinte. Da qui il tentativo iniziato ieri dal capogruppo Dem, Francesco Boccia, di mediare e strappare una correzione al testo. Almeno togliendo il riferimento agli indicatori dell’Ihra.










