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I numeri gelano il centrodestra, Campo largo: maggioranza risicata

Il risultato del referendum non è un buon indicatore delle prossime politiche, ma anche se lo fosse - ovvero se tutti i «Sì» alla riforma della giustizia si trasformassero in voti al centrodestra e tutti i «No» in consensi per il centrosinistra - con l'attuale legge elettorale l’esito delle urne sarebbe una maggioranza parlamentare piuttosto…
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(S-D) Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein durante i festeggiamenti a piazza Barberini per la vittoria del NO al referendum costituzionale sulla giustizia, Roma, 23 marzo 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Il risultato del referendum non è un buon indicatore delle prossime politiche, ma anche se lo fosse – ovvero se tutti i «Sì» alla riforma della giustizia si trasformassero in voti al centrodestra e tutti i «No» in consensi per il centrosinistra – con l’attuale legge elettorale l’esito delle urne sarebbe una maggioranza parlamentare piuttosto risicata, se non esclusivamente una maggioranza relativa dei seggi. Ad attestarlo è l’analisi dell’istituto Cattaneo all’indomani della consultazione sulla separazione delle carriere.

La mappa dei collegi

Come esercizio «puramente illustrativo» l’istituto sovrappone i risultati nei collegi uninominali della Camera: i territori che vedrebbero prevalere il Campo largo con almeno 5 punti di distacco sarebbero 69, contro i 49 del centrodestra. Negli altri 29 il margine è così ridotto da renderli contendibili. Secondo il direttore Salvatore Vassallo, questo scenario mette in dubbio anche lo «Stabilicum»: il centrodestra, approvando il premio di maggioranza, rischierebbe oggi di lavorare per i propri avversari.

Il fattore Sud

La fondazione evidenzia uno «straordinario» tasso di partecipazione tra le opposizioni, mentre il centrodestra sconta una defezione fisiologica del 12-15%. Resta però degno di nota il contributo al No nelle città del Sud, dove una quota tra il 10% e il 30% della base di governo ha votato contro la riforma Nordio. Per YouTrend è il segnale di un malcontento socioeconomico diffuso nel Meridione di cui la maggioranza deve tener conto per non perdere collegi chiave.

La spinta della Generazione Z

Diversi istituti sottolineano la mobilitazione dei giovanissimi. L’affluenza maggiore si registra tra i 18 e i 34 anni (67,3%), quasi 8 punti sopra la media nazionale, con un No che sfiora il 60%. Una «voglia di rivalsa» alimentata, secondo gli analisti, anche dalle proteste per il mancato voto ai fuori sede.

Le crepe nella maggioranza

Le maggiori defezioni riguardano Forza Italia e Lega. Secondo Opinio Italia, il 17,9% degli elettori forzisti ha votato No; dato confermato da YouTrend (16%) e Radar Swg, che aggiunge un pesante 32% di astensione tra i moderati. Anche nella Lega il dissenso o l’astensione hanno toccato punte rilevanti. Per Lorenzo Pregliasco di YouTrend, si tratta di un «tasso di caduta non banale», indice di un elettorato moderato che ha voluto frenare il rischio di un’eccessiva concentrazione dei poteri.

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