Un’ondata democratica si è abbattuta sulle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, segnando una severa bocciatura per i primi due anni del secondo mandato del presidente Donald Trump. Gli elettori americani hanno premiato l’opposizione, che è riuscita a strappare al Partito Repubblicano sia la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti – toccando quota 218 seggi – sia il controllo del Senato, dove il pallottoliere vede la compagine liberal attestarsi su 53 seggi contro i 41 dei conservatori mentre prosegue il conteggio delle ultime sezioni. La disfatta ridimensiona drasticamente il raggio d’azione dell’amministrazione repubblicana, trasformando il tycoon in un’anatra zoppa per il prossimo biennio.
I risultati hanno riservato i colpi più clamorosi proprio nelle storiche roccaforti del GOP. In Texas, il candidato democratico James Talarico ha firmato un’impresa storica sconfiggendo il senatore uscente Ken Paxton e diventando il primo esponente del proprio partito a conquistare un seggio al Senato per lo Stato dal 1988. Sempre in territorio texano, la democratica Gina Hinojosa si è insediata alla guida del governo statale battendo il conservatore Greg Abbott, diventando la prima donna democratica a ricoprire la carica dai tempi di Ann Richards negli anni 90. Il ribaltone si è consolidato anche nel Kansas, dove Adam Hamilton ha conquistato un seggio senatoriale registrando un successo che per i liberal mancava dal 1932, mentre in Maine il candidato Troy Jackson è riuscito a superare la senatrice repubblicana di lungo corso Susan Collins.
La serata ha visto l’affermazione di figure simbolo in altri collegi chiave: in South Carolina, la democratica Annie Andrews ha superato Darlene Graham, candidata sostenuta direttamente dal presidente; in Michigan, Abdul El-Sayed si è imposto su Mike Rogers, diventando il primo senatore di fede musulmana a fare ingresso al Campidoglio; in Georgia, Jon Ossoff ha confermato il proprio seggio al Senato affiancato dall’elezione di Keisha Lance Bottoms, prima donna afroamericana a conquistare la carica di governatrice dello Stato. In California, Xavier Becerra raccoglierà l’eredità di Gavin Newsom, consolidando il primato dem sulla costa ovest. La netta vittoria rilancia la leadership del partito e apre ora il dibattito interno tra la corrente moderata e l’ala progressista per la linea politica futura.
Seguendo le fasi dello spoglio dalla East Room della Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha inizialmente sfogato l’amarezza sulla piattaforma X sostenendo che con il suo nome in scheda la vittoria sarebbe stata schiacciante, per poi pubblicare sul social network Truth l’immagine dell’iconico cappellino rosso su cui campeggiava la scritta “Veto”. Nelle dichiarazioni ufficiali rilasciate in mattinata, il tycoon ha comunque ammorbidito i toni congratulandosi con gli avversari e assicurando che non ci saranno avvicendamenti nella sua squadra di governo, attribuendo parte del risultato al peso dell’impegno militare in Iran. A suggellare il momento è arrivato anche il commento dell’ex presidente Barack Obama, che ha sottolineato come gli americani abbiano inviato un messaggio chiaro a favore di una politica capace di unire e offrire soluzioni concrete per il Paese.
