«È stato un onore lavorare con Robert Duvall. Era un attore nato… Mi mancherà». Con queste parole Al Pacino ha ricordato l’amico e collega, mentre il regista Francis Ford Coppola ha parlato di «un duro colpo» e di una presenza essenziale fin dagli inizi della sua casa di produzione, American Zoetrope. Hollywood piange così Robert Duvall, scomparso serenamente a 95 anni, domenica 15 febbraio, nella sua casa di Middleburg, in Virginia, come annunciato dalla moglie Luciana Pedraza.
Volto simbolo del cinema americano, Duvall ha attraversato oltre mezzo secolo di carriera imponendosi come interprete intenso e carismatico, spesso in ruoli da “duro” ma sempre ricchi di sfumature. Indimenticabile Tom Hagen ne Il padrino, capolavoro che gli valse una candidatura all’Oscar come non protagonista, e il tenente colonnello Kilgore in Apocalypse Now, altra prova entrata nella storia del cinema.
Nel 1983 conquistò l’Oscar come miglior attore protagonista per Tender Mercies (in Italia “Un tenero ringraziamento”), coronando una carriera costellata di riconoscimenti. In totale ha ricevuto sette nomination: oltre alla vittoria, fu candidato come protagonista per Il grande Santini e L’apostolo, e come non protagonista per A Civil Action e The Judge, oltre ai già citati titoli di Coppola.
Numerosi gli omaggi del mondo del cinema. «Dio benedica Bobby», così sui social Robert De Niro, suo collega ne “Il Padrino”: «Spero di vivere fino a 95 anni. Possa riposare in pace». Mentre colleghi di generazioni diverse ne hanno esaltato talento e generosità artistica.
Attore capace di incarnare l’America più profonda, Duvall lascia un’eredità fatta di interpretazioni memorabili e di uno stile sobrio, potente, inconfondibile. La famiglia ha chiesto di ricordarlo guardando un bel film o condividendo una storia: il modo più semplice e autentico per celebrare un gigante del grande schermo.