Sale l’allerta nel Mediterraneo dopo che la base britannica della Royal Air Force (Raf) a Cipro è stata colpita da droni di fabbricazione iraniana.
L’azione militare, avvenuta nella notte tra l’1 e il 2 marzo, ha colpito direttamente la pista d’atterraggio dell’installazione britannica, provocando la sospensione dei voli civili e il rinvio della riunione informale dei ministri degli Affari europei (Gac) prevista sull’isola.
L’attacco giunge poche ore dopo la decisione del primo ministro britannico Keir Starmer di autorizzare gli Stati Uniti all’utilizzo delle basi nel Regno Unito e nei territori d’oltremare per operazioni “difensive” contro i lanciatori missilistici dell’Iran.
La dinamica e i danni alla base di Akrotiri
Il primo raid è scattato intorno alla mezzanotte. Secondo quanto confermato dal presidente cipriota Nikos Christodoulides, a colpire la base è stato un Uav Shahed di produzione iraniana.
La ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper ha precisato a Sky News che il velivolo ha centrato la pista d’atterraggio, causando danni materiali definiti «lievi» ma sufficienti a far scattare protocolli di massima sicurezza.
Nelle ore successive, la tensione è ulteriormente salita con un secondo tentativo di attacco: le sirene d’allarme hanno risuonato nuovamente nell’area di Akrotiri mentre la contraerea intercettava altri due droni diretti verso la base. In risposta alla minaccia persistente, il comando britannico ha disposto l’evacuazione parziale del personale non militare.
Le reazioni politiche e l’asse Atene-Nicosia
Nonostante la base di Akrotiri sorga su territorio sotto sovranità britannica (Sba), le ripercussioni sulla Repubblica di Cipro sono immediate.
La presidenza cipriota ha sottolineato che, sebbene l’isola non sia l’obiettivo diretto, la sicurezza è compromessa dalle scelte strategiche di Londra. Il governo di Nicosia ha espresso forte irritazione nei confronti di Keir Starmer, chiedendo garanzie affinché le basi britanniche siano utilizzate esclusivamente per scopi umanitari e non per azioni belliche che espongono il territorio a ritorsioni.
Sul fronte diplomatico, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha espresso solidarietà a Cipro: «Siamo collettivamente, fermamente e inequivocabilmente al fianco dei nostri Stati membri di fronte a qualsiasi minaccia. Dobbiamo lavorare sodo per la de-escalation; solo una soluzione diplomatica potrà essere duratura».
Mentre a Bruxelles si ipotizza l’attivazione dell’articolo 42.7 dei Trattati Ue sulla mutua difesa, la Grecia è passata all’azione concreta. Il ministro della Difesa ellenico Nikos Dendias ha annunciato l’invio immediato di due fregate e due caccia F-16 a protezione dello spazio aereo e marittimo cipriota contro quelle che ha definito «azioni illegali».
Polemiche a Londra
Nel Regno Unito, il governo laburista è sotto accusa. Il viceministro degli Esteri Hamish Falconer ha ribadito che «il Regno Unito non è in guerra», spiegando che il supporto agli Usa è limitato alla difesa degli alleati regionali. Tuttavia, le opposizioni attaccano duramente: il leader dei Verdi Zack Polanski ha denunciato la «debolezza» di Starmer nei confronti della presidenza di Donald Trump, sostenendo che l’accondiscendenza verso Washington stia mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini britannici a Cipro.