Nelle ultime ore è in forte aumento, tra attacchi mirati e tensioni regionali, l’escalation del conflitto tra Israele e Iran. Il ministro della difesa Israel Kantz, secondo i media israeliani, avrebbe confermato l’uccisione di Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, tra gli uomini più influenti del Paese. Al momento però altre fonti non confermerebbero l’esito dell’attacco, non ancora del tutto verificato.
Inoltre le forze israeliane hanno annunciato anche l’uccisione del comandante dei Basij, Gholamreza Soleimani, accusato di aver guidato la repressione delle recenti proteste in Iran. Morto anche il vice comandante Qassem Quraishi. Gli attacchi, contro le strutture militari e figure chiare del regime, avrebbero colpito gli obiettivi a Teheran e Shiraz.
Dure le condanne dell’Iran contro le operazioni militari israeliane, anche in Libano. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, accusa la comunità internazionale di inerzia e gli Stati Uniti di complicità. «La continua inerzia delle organizzazioni internazionali responsabili nei confronti delle persistenti violazioni del cessate il fuoco e dei crimini commessi dal regime sionista, agevolati dal sostegno e dalla complicità degli Stati Uniti, ha incoraggiato questo regime occupante a intensificare le sue violazioni e i suoi crimini», ha aggiunto il funzionario, come riferisce PressTv
Inoltre Teheran ha fatto sapere di misure restrittive nello Stretto di Hormuz, importante per il traffico energetico del mondo con l’obiettivo di ostacolare i rifornimenti nel Golfo alle basi statunitensi. «Gli Stati Uniti – spiega l’ambasciatore iraniano Kazem Jalali – stanno usando le loro basi militari situate negli stati arabi del Golfo per attaccare la Repubblica Islamica dell’Iran, nonostante questi Paesi avessero precedentemente fornito garanzie all’Iran e dichiarato apertamente che il loro territorio e il loro spazio aereo non sarebbero stati usati contro l’Iran».
Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha fatto sapere che la libertà di navigazione nello stretto potrà essere garantita soltanto con la fine della guerra. «La situazione nello Stretto di Hormuz – spiega – deriva dal fatto che è in corso una guerra alla quale non prendiamo parte. È una guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, con ripercussioni sullo Stretto di Hormuz. Quando chiediamo a tutte le parti di dar prova di moderazione, di astenersi dall’agire, di porre fine alla guerra e di ricorrere alla diplomazia».