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Referendum sulla giustizia: «Imputati e indagati votano “sì” alla riforma». È bufera su Gratteri

Alta tensione sul referendum. A scatenare la bufera sono le parole del procuratore di Napoli Nicola Gratteri. «Voteranno per il sì indagati, imputati, massoneria deviata e centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente», afferma il magistrato. Un intervento a gamba tesa che provoca l’ira della coalizione di governo. A replicare duramente sono i ministri, ma anche i presidenti delle due Camere non rinunciano a intervenire. Da Palazzo Madama, Ignazio La Russa controbatte: «sono basito da questa grave dichiarazione che offende milioni di cittadini e alza il livello dello scontro». Interpellato dall’Ansa, il presidente della Camera Lorenzo Fontana si dice «dispiaciuto» e rinnova l’appello per un «dibattito sobrio e costruttivo».

Mentre i comitati per il sì preparano una ‘class action’ e il vicepremier Matteo Salvini annuncia di voler denunciare il procuratore, il Csm apre una pratica sulle affermazioni di Gratteri. Iniziativa che si affianca alla segnalazione alla Corte di Cassazione «per valutare l’eventuale sussistenza di profili disciplinari». In attesa di eventuali provvedimenti, infiamma la polemica politica. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si dice «sconcertato» dall’intervento del magistrato, chiedendosi polemicamente se «l’esame psico-attitudinale che abbiamo proposto per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera». E rincara: «La riforma serve a eliminare quella giustizia domestica che c’è dentro alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, per cui se un magistrato sbaglia non paga mai, ma semmai viene promosso: pensiamo al caso Tortora, c’è stato uno dei più clamorosi errori giudiziari, quei magistrati sono stati promossi, uno addirittura è andato al Consiglio superiore della magistratura. Perché? Perché erano protetti all’interno del Csm proprio da questo sistema di correnti».

Netto anche il vicepremier Antonio Tajani, che parla di «un inaccettabile attacco alla libertà». «Minacciare e aggredire chi la pensa in maniera diversa è veramente antidemocratico», insiste il leader di Forza Italia. Che poi passa alla controffensiva: «quello di Gratteri, insieme a quello del Partito Democratico di ieri, è il miglior spot a favore del sì». Il ministro degli Esteri accosta l’intervista del procuratore al video pubblicato dal Pd, dove un estratto della gara olimpica dei campioni italiani di curling viene usato per invitare a votare no al referendum. Post rimosso dopo le proteste del Coni e degli stessi atleti.

La polemica sui social dem, nata nella notte tra mercoledì e giovedì, viene però rapidamente oscurata dall’intervento ‘shock’ del procuratore di Napoli. Che prova a ridimensionare le sue parole. «Il mio intervento – spiega – è stato strumentalizzato e parcellizzato. Ho detto che a mio parere voteranno sì le persone a cui questo sistema conviene, ma non tutti quelli che votano sì sono appartenenti a centri di potere». Precisazione che non risolve il caos.

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